Regali di Natale, incassi dimezzati E l’anticipo dei saldi non convince

29 Dicembre 2020

Si chiude un anno drammatico: a dicembre abbigliamento e calzature hanno lavorato solo 19 giorni Sconti dal 4 gennaio, protestano Confcommercio, Confartigianato e Confesercenti: «Scelta sbagliata»

PESCARA. Lamentano perdite dal 40 al 50 per cento nelle vendite di Natale rispetto allo scorso anno a causa della diminuzione delle giornate di lavoro: appena 19 giorni a dicembre per i negozi di abbigliamento per adulti e calzature, a fronte dei 31 di calendario. Un periodo nero per il commercio pescarese, che chiude con il segno meno un anno drammatico in cui, alle limitazioni causate dalla pandemia e dalla zona rossa, si è aggiunta ieri la beffa dell’avvio anticipato dei saldi invernali.
La notizia dell’inizio degli sconti di fine stagione il 4 gennaio anziché il 5, nell’unica parentesi arancione stretta tra le festività di Capodanno e dell’Epifania (sono rosse le giornate del 1°, 2, 3, 5 e 6 gennaio), è stata accolta dalle associazioni di categoria della città adriatica come un’ulteriore tegola per il settore, uno “stop and go” che «di fatto non avvantaggia nessuno». Questo nonostante la precisazione dell’assessore con delega allo Sviluppo economico Daniele D'Amario di aver assunto la decisione a seguito di un incontro con le organizzazioni di categoria «maggiormente rappresentative», quali Confesercenti, Confcommercio, Federdistribuzione e le associazioni dei consumatori e utenti Codacons, Udicon e Mdc. Anche se di fatto le vendite promozionali sono in corso nella maggior parte dei negozi, con periodi alterni, dall’inizio di dicembre, per cercare di tamponare la diminuzione degli incassi, la determina regionale sui saldi sembra aver scontentato tutti i vertici delle organizzazioni di categoria pescaresi e gli stessi negozianti già tartassati dall’emergenza sanitaria ed economica. «In sessant’anni di attività», evidenzia Marina Dolci, «quest’anno per la prima volta ho chiuso il mio negozio di articoli sportivi il pomeriggio della vigilia di Natale. L’intero comparto è bloccato e non ci aspettiamo niente di buono nei prossimi giorni perché la città è vuota».
Tra chi avrebbe voluto un posticipo a giovedì 7 gennaio (come la Confesercenti e la Confcommercio) e chi, invece, puntava ad allineare l’Abruzzo al modello Marche, con il posticipo dei saldi invernali al 16 gennaio (come la Confartigianato), ieri non sono mancate critiche feroci ai vertici regionali. «Non è produttivo iniziare i saldi il 4, in zona arancione, per poi fermarsi per due giorni con la zona rossa del 5 e 6 gennaio», dice Gianni Taucci, direttore Confesercenti, «così lavoreranno per due giorni solo alcune categorie, cioè l’intimo e i negozi sportivi o per bambini, mentre tutti gli altri saranno tagliati fuori».
«Il problema», rincalza la dose Enzo D’Ottaviantonio di Federmoda (Confcommercio), «è che la stragrande maggioranza dei codici Ateco che fa capo all’intimo e allo sport appartiene alle grandi catene che non producono introiti sul territorio, ma hanno sedi lontane dall’Abruzzo. È un altro regalo alle multinazionali, contro i negozi di prossimità. Lo avevamo ribadito nella conferenza dei servizi, ma il tavolo regionale ha deciso evidentemente di far prevalere le logiche espresse da altre province e quindi siamo costretti ad accettare a malincuore questa decisione sbagliata». Si dice «completamente contrario» all’anticipo di un giorno dei saldi, che anche a Pescara dureranno sessanta giorni, anche Fabrizio Vianale (Confartigianato): «Per un problema tecnico di ricezione dell’invito da parte della Regione, non abbiamo partecipato all’ultimo incontro. Ma già in una precedente occasione avevamo espresso la volontà di allinearci alle Marche, una regione a noi vicina e commercialmente competitiva, posticipando i saldi al 16 gennaio. Questa decisione di anticipare addirittura di un giorno rispetto alla data già fissata ci lascia esterrefatti».
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