Residenti tra bisce, ratti e zanzare È la palude di Fosso Vallelunga

5 Agosto 2018

Petizione di 60 cittadini a Comune, Regione, Asl, Guardia costiera e Carabinieri forestali Chiedono la bonifica del fossato: «Quando il torrente è in piena, siamo costretti a lasciare le case»

PESCARA. Ci sono i serpenti nel fosso Vallelunga. Strisciano a pelo d’acqua e scompaiono tra la folta vegetazione che scorre lungo il canale e sfocia verso il mare, sulla direttrice della spiaggia libera dove i bagnanti si cuociono al sole.
Ci sono anche i rospi e i topi nel fossato dalle acque stagnanti e putride che corre parallelo a piazza Alcyone e attraversa viale Primo Vere. Le zanzare proliferano e, insieme ai miasmi che risalgono dal canalone, le notti dei residenti sono «un inferno con l’aria resa irrespirabile dalla puzza che arriva sotto le finestre e ci toglie il sonno». Questa era la situazione anche ieri mattina a Fosso Vallelunga, al confine tra Francavilla e Pescara.
La denuncia di una situazione «che va avanti da anni» arriva da un gruppo di residenti, che si sono costituiti in un comitato coordinato da Ernesto Di Nonno, abitante in viale Primo Vere, che il 13 luglio scorso ha protocollato in Comune una petizione con sessanta firme inviata anche alla Asl, alla Regione, alla Guardia costiera e ai carabinieri forestali.
«Questi ultimi, Forestali e Guardia costiera», riferisce Di Nonno che guida la delegazione composta anche da Nicola Carretta, Severo Carretta, Laura Faiazza, Aurelio Sclocco, Maria Di Girolamo, Roberto Camplone, «sono venuti a fare un sopralluogo stamattina presto. Speriamo che qualcosa si muova perché non ne possiamo più di questo disagio, che sta diventando insostenibile per la nostra salute».
Nel documento inviato agli organi istituzionali e firmato da sessanta residenti della zona, si legge: «Di fronte alla situazione in cui versa il Fosso Vallelunga, recentemente pulito nel tratto terminale del suo percorso ma non alla foce, il costituito comitato cittadino denuncia che lo scorrimento delle acque sono ostruite in prossimità della foce».
Questa condizione determina «stagnamento delle acque che produce cattivo odore, ambiente malsano e proliferazione di insetti, ratti, zanzare, in un’area a vincolo paesaggistico ed ambientale». Pertanto, la delegazione di residenti chiede «un intervento immediato al fine di salvaguardare l’ambiente e la salute dei cittadini». I cittadini, nella petizione, sottolineano un dato importante. E cioè il fatto che «tale foce si trova in prossimità di aree destinate alla balneazione sia libera che in concessione, frequentata soprattutto da anziani e bambini».
Il fossato, infatti, scorre tra due ali di cemento a monte e, a valle, verso il mare, taglia in due la spiaggia libera accanto alla quale c’è uno stabilimento balneare in concessione.
Il tratto di spiaggia libera è in totale degrado. Sulle dune di sabbia, che costeggiano muretti sgarrupati, cresce l’erbaccia. E tra le sterpaglie si nascondono (neppure tanto) rifiuti di ogni genere, dalle bottiglie di plastica agli smalti per unghie.
Il fossato, attualmente è in secca, nella parte nord. Nei pochi centimetri di acqua si distende un enorme tappeto di fango chiazzato di alghe. Tra la melma sguazzano minuscoli pesciolini. Nella parte sud, che sfocia verso il mare, il canale ha l’acqua alta e torbida. In superficie strisciano le bisce. Una visione inquietante se si pensa che a pochi metri i bagnanti prendono la tintarella sulla sabbia e fanno il bagno in mare.
Quando il fosso è in piena, a causa della pioggia scrosciante, diventa pericoloso. I cittadini riferiscono che «quando piove molto forte, il livello dell’acqua del canalone deborda a tal punto che la notte alle 4 veniamo svegliati dalla Protezione civile e dalle forze dell’ordine che ci chiedono di evacuare le case. L’ultima volta è accaduto due anni fa».
Fosso Vallelunga, su cui spesso vengono puntati i riflettori a causa dei divieti di balneazione ballerini, dunque, a detta dei residenti della zona, «raggiunge livelli a rischio durante le piene e rende le notti d’estate impossibili a causa degli odori nauseabondi che ci entrano in casa. L’ultima bonifica è stata cinque anni fa, non intendiamo aspettare oltre».