«Resort distrutto, a rischio la sorveglianza dell’area»
Tragedia di Rigopiano, i difensori di Colangeli chiedono alla procura la revoca della nomina a custode giudiziario: «Impossibile vigilare con soli tre agenti»
PESCARA. A 48 ore dal cambio della guardia sancito dalla procura, il turor dell’area della tragedia di Rigopiano appena nominato mette nero su bianco l’impossibilità a fare fronte a un compito così delicato e sproporzionato rispetto alle forze necessarie da mettere in campo.
La difesa di Enrico Colangeli, il capo dell’ufficio tecnico del Comune di Farindola indagato per l’omicidio colposo delle 29 vittime della valanga che il 18 gennaio ha distrutto il resort, presenta un’istanza di revoca della nomina del custode giudiziario, rimarcando sull’impossibilità de facto da parte del funzionario di poter ricoprire l’incarico, con il solo ausilio di tre vigili della polizia municipale in servizio in quattro paesi della zona vestina.
Un’istanza d’urgenza per garantire il controllo della zona di Rigopiano. I carabinieri di Penne, infatti, sottolineano i difensori di Colangeli, gli avvocati Cristiana Valentini e Goffredo Tatozzi, «nel volgere di poche ore abbandoneranno l’area», che secondo i legali già dalla notte appena trascorsa è rimasta completamente scoperta e accessibile a terzi.
Di fatto, l’area della strage, sotto sequestro probatorio dal 30 gennaio scorso, necessita di una sorveglianza assidua, garantita finora 24 ore al giorno dai carabinieri, che però il 27 aprile hanno chiesto ai magistrati un avvicendamento. La richiesta è stata accolta venerdì scorso e il testimone della vigilanza è passato nelle mani di Colangeli, come da sollecitazione della stessa Arma.
Provvedimento secundum legem, ma secondo la difesa «ineseguibile» non solo perché Colangeli, a termini di legge, non può disporre della polizia municipale «unico soggetto ipoteticamente qualificato per il compito di custodia affidato dal pm», ma anche perché il Comune di Farindola può contare su tre soli agenti di polizia municipale chiamati a occuparsi di 4 comuni - oltre a Farindola, Montebello di Bertona, Villa Celiera e Civitella Casanova - circostanza che impedirebbe all’indagato di occuparsi della custodia dell’area, un compito, sottolineano ancora i difensori, definito «troppo oneroso» dallo stesso comando operativo dei carabinieri.
Il tutto, aggiunge la difesa, «non senza considerare che il sequestro probatorio provvede anche a evidenti esigenze di sicurezza e incolumità pubbliche che non possono essere certo assicurate h24 dai 3 agenti di polizia municipale rappresentanti dell’intera forza disponibile per ben 4 comuni».
Resta infine, la questione di opportunità nell’affidare la custodia a un indagato, un’operazione per la difesa «quanto mai inidonea al caso specifico avente a oggetto l’accertamento, tutt’ora in corso, della causa della morte di ben 29 persone in un procedimento già palesatosi di rara delicatezza». Di qui, l’istanza di revoca della nomina di Colangeli, presentata ai titolari dell’inchiesta, i pm Cristina Tedeschini e Andrea Papalia, che si pronunceranno nelle prossime ore.
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