Ricatti ai negozianti bengalesi: «500 euro al mese o sei morto»

2 Settembre 2026

L’aggressione del 27 aprile davanti alla vecchia stazione: spunta l’ipotesi di un racket organizzato. Due commercianti minacciati e uno picchiato con bastoni e catene. Per 4 scatta il divieto di dimora

PESCARA. Una feroce aggressione scoppiata in pieno centro a Pescara, davanti alla vecchia stazione intorno alle 20 del 27 aprile scorso, fa venire alla luce una preoccupante attività estorsiva: un vero e proprio spaccato di un insospettabile, almeno fino a questo momento, racket del “pizzo” fra cittadini del Bangladesh, costretti a pagare per restare a Pescara e soprattutto per avere la “protezione” per le loro attività commerciali: insomma, la mafia del Bangladesh. Il fatto, come detto, è dell'aprile scorso e al termine delle indagini condotte dai carabinieri del Nor, il pm Andrea Di Giovanni ha chiesto e ottenuto la misura cautelare per quattro di loro, con le accuse di tentata estorsione e lesioni personali.

I destinatari della misura di divieto di dimora a Pescara, firmato dalla giudice Anna Fortieri (la procura aveva chiesto misure restrittive più pesanti ritenute non applicabili per il tempo trascorso e per l'incensuratezza degli indagati), sono M.M., G.A., D.R.M. e K.H., tutti sui quarant'anni, immediatamente individuati dagli uomini del maresciallo capo Antonio Ronci, grazie alle testimonianze dei tanti passanti che in quel momento affollavano la zona antistante l'incrocio con corso Umberto e a quelle delle due parti offese. Ma soprattutto grazie alle riprese delle telecamere di sorveglianza di un bar davanti al quale esplose la baraonda, con i tre aggressori muniti di bastoni e pesanti catene (il quarto, forse con il ruolo più rilevante, assisteva dall'interno del bar), perfettamente ripresi mentre assalivano le due vittime, peraltro prese all'improvviso.

Sentiti nell'immediatezza dei fatti dai carabinieri, i tre aggressori non sono stati in grado di spiegare il perché della rissa e della feroce aggressione, cosa che invece hanno fatto i due connazionali vittime della violenza. Quella del 27 aprile, in sostanza, aveva rappresentato per le vittime, e in particolare per una di loro, «l'apice e il momento esecutivo di numerose minacce ricevute da uno dei due, dopo essersi più volte rifiutato di ottemperare alle reiterate richieste di denaro avanzate» dai quattro indagati sin dal dicembre del 2025. Questi avrebbero, «a più riprese», come scrive il gip nell'ordinanza, «minacciato di morte il commerciante qualora non avesse loro consegnato mensilmente la somma di 500 euro dovuta a titolo di "protezione» per lo svolgimento dell'attività commerciale di cui era titolare e quale corrispettivi per risiedere nella città di Pescara». A quella aggressione, secondo le indagini, «aveva prestato attenzione, quantomeno morale, anche K.H. il quale, pur non risultato parte attiva dell'azione violenta, era presente all'interno del bar, così rafforzando il proposito criminoso degli esecutori essendo il medesimo uno degli autori delle precedenti e ripetute minacce estorsive».

La principale vittima e forse l'obiettivo primario degli aggressori, ha riferito ai militari del Nor che, quale titolare di un chiosco in via Fonte Romana, da tempo era stato destinatario di una serie di richieste estorsive, ma di non aver voluto denunciare i fatti per evitare ritorsioni «anche in ragione del fatto», aggiunge il gip, «che gli autori fanno parte di un gruppo più nutrito di persone, circa una decina, che già in passato l'avevano minacciato di morte qualora avesse parlato». E nello spiegare i motivi della misura cautelare, la giudice evidenzia che «la ricostruzione offerta da uno degli indagati (quello che stava nel bar, probabilmente il capo, ndr), non appare idonea a giustificare il motivo per il quale gli aggressori fossero giunti sul luogo dell'aggressione muniti di catene metalliche se non per effettuare una spedizione punitiva».

Fatti peraltro commessi intorno alle 20, fra una moltitudine di passanti, e quindi «in luogo pubblico, in zona centrale della città nonché con l'uso di armi improprie». E la misura cautelare si chiude con il vero e preoccupante motivo di questo violento episodio verificatosi in pieno centro cittadino: una «aggressione maturata nell'ambito di una attività estorsiva finalizzata al controllo dell'attività commerciale sul territorio di Pescara da parte di soggetti stranieri probabilmente appartenenti ad un gruppo stabilmente insediato in zona». Un retroscena che apre una doverosa riflessione sulla sicurezza non solo delle zone periferiche della città, ma anche di quelle centralissime, come quella teatro di questo pestaggio compiuto senza nessuna remora dagli indagati, fra ignari e sconvolti passanti nei pressi del "salotto" della città. Nei prossimi giorni sono previsti gli interrogatori di garanzia per i quattro bangladesi.

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