Riccardo Di Sipio e l’Ia, storia d’amore e odio tra Pescara e Toronto

20 Luglio 2026

Il docente universitario ha lasciato l’accademia italiana per trasferirsi in Canada: «L’Abruzzo deve innovarsi»

TORONTO. Sembra che i problemi legati all’intelligenza artificiale stiano diventando più numerosi dei vantaggi che l’ia porta e potrà apportare, specialmente per i centri dati che questa necessita. Secondo l’agenzia stampa Ansa, nel 2023 i “data center” che si trovano in Irlanda hanno consumato il 21% dell’elettricità del paese, superando quella usata dalla popolazione urbana. In Uruguay l’ia ha prosciugato le riserve di acqua dolce di Montevideo. A questo punto, a detta del quotidiano della finanza Wall Street Journal, le varie autorità hanno cominciato a chiedere ai colossi dell’ia di «bring your own energy», che tradotto vorrebbe dire: se vuoi un centro data da noi, portati anche l’acqua e l’elettricità.

Per una coincidenza, ci scrive da Toronto Riccardo Di Sipio, uno scienziato di Pescara ora residente in Canada: «Nell’ultimo anno ho partecipato attivamente a diversi eventi e conferenze sul tema dell’intelligenza artificiale, sia da un punto di vista tecnico che etico e di policy. Lavoro per un’azienda attiva nel settore delle risorse umane, per cui l’impatto che queste tecnologie hanno sul mondo del lavoro lo vedo in prima fila». Per il Centro, questa coincidenza arriva come il pecorino sul pomodoro, pertanto chiediamo al dottor Di Sipio cosa l’ia potrebbe fare sia di pratico che di pericoloso.

«Penso che le tecnologie di intelligenza artificiale dovrebbero essere viste come uno strumento per ridurre il tempo speso in operazioni ripetitive», risponde Di Sipio, poi aggiunge: «Il rischio maggiore è quello delle cosiddette allucinazioni: risposte che sembrano plausibili ma sono fondamentalmente inventate, come uno studente impreparato ma dotato di grande capacità oratoria. I fornitori di servizi raramente mostrano agli utenti i limiti di queste tecnologie, e troppo spesso ci fidiamo della macchina senza una verifica indipendente». Chiediamo quali siano gli sviluppi dell’ia in Italia.

E l’Abruzzo come si colloca rispetto all’ia? «Per l’Italia», afferma lo scienziato, «il limite principale è attrarre talenti e creare terreno fertile per startup innovative, ad esempio in medicina, diritto, gestione delle risorse umane. C’è poi il problema della lingua: esistono modelli che comprendono l’italiano, ma la base di dati su cui sono addestrati è molto più limitata rispetto all’inglese o al cinese, e migliorarli richiede risorse che senza supporto pubblico sono difficili da ottenere». Poi l’affondo: «L’Abruzzo non è ancora un polo tecnologico di primo piano, ma ha elementi su cui costruire: l’università d’Annunzio e il Gran Sasso Science institute. Il rischio concreto, però, è il solito: chi si forma tende a spostarsi verso Milano, Roma o all’estero. Il vero investimento sarebbe creare un ecosistema locale capace di applicare l’ia a sfide territoriali specifiche quali turismo, rischio sismico e agricoltura. L’ia richiede più visione che grandi metropoli».

«Sono cresciuto a Pescara, figlio di un professore di scienze e matematica e di una storica dell’arte, entrambi abruzzesi, da province diverse. Ho frequentato il liceo classico Gabriele d’Annunzio, poi mi sono trasferito a Bologna nel 2000 per un percorso in fisica sperimentale in collaborazione con il Cern di Ginevra, che mi ha infine condotto in Canada». Nel 2014, a 33 anni, Di Sipio ha dovuto lasciare l’Italia per il Canada: «Dopo alcuni anni da ricercatore in Italia il mio contratto non poteva essere rinnovato a causa dei vincoli della legge Gelmini, per cui ho colto un’opportunità di lavoro all’università di Toronto, città nella quale mi sono trasferito con la mia famiglia, e dove ancora abitiamo. Nel 2019 ho lasciato il mondo accademico e sono diventato sviluppatore di software per l’intelligenza artificiale applicata nel settore delle tecnologie per le risorse umane».

Nonostante tutto, lo scienziato ha l’Abruzzo sempre a cuore: ha conservato la cittadinanza italiana (e acquisito quella canadese) e non manca mai di visitare la regione e infatti ci comunica che sarà a Pescara a fine luglio, prima di citare una frase dello scrittore inglese (che vive in Italia) Tim Parks: «Pescara ha la magia di farti sentire bene con il mondo, senza che ciò ti richieda sforzo alcuno».

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