Calcio

Il mito della “Strapaesana” finisce in un libro

4 Settembre 2026

Calcio-amarcord. Sarà presentato domani all’Aurum il volume di Fernando Bellafante: «Racconto la storia di un’epoca aurea»

PESCARA. Il geneaologista e storiografo Fernando Bellafante torna ad offrire un altro delicato e puntale affresco della storia di Pescara con il suo ultimo volume Il mito della Strapaesana. Le origini del calcio a Pescara, che presenterà domani pomeriggio (ore 18) all’Aurum.

Una ricerca che, in oltre 400 pagine divise in 44 capitoli, racconta le radici del calcio a Pescara, dall’inizio degli anni ’20 alla ripresa dell’attività sportiva dopo la Seconda guerra mondiale. È l’epoca in cui il calcio inizia a diffondersi in un Abruzzo fino ad allora ai margini dell’attività nazionale. Sono soprattutto gli anni in cui, in particolare con la seconda e più nota Strapaesana, Pescara riesce finalmente ad affermarsi oltre i confini regionali.

«Si parte dalle SS Ursus di Castellamare Adriatico e l’U.S. Aternum di Pescara che sul finire del 1926 si fusero insieme, anticipando di circa sei mesi la nascita della città di Pescara per come la conosciamo noi oggi», racconta Bellafante. Tanti i calciatori pescaresi che hanno segnato un’epoca aurea per lo sport abruzzese e, in particolare, cittadino. Da Mario Tontodonati a Tanino La Porta, passando Alfredo De Angelis, Mario Brandimarte, Dante Lacorata, Carlo Guarnieri e tanti altri. «Molti calciatori della Strapaesana erano figli di ferrovieri, un fenomeno ampiamente diffuso anche nel resto dell’Italia in quel periodo storico. Nel volume, oltre a tantissime foto inedite concessemi dai familiari di quei giocatori, ho tracciato un profilo biografico di diversi atleti con il nome dei genitori, la data di nascita e altre curiosità. Li ho divisi tra coloro nati a Pescara e quelli che, pur essendo arrivati con i propri genitori successivamente, sono stati considerati a tutti gli effetti pescaresi d’adozione». Già, perchè quel ventennio ha espresso un movimento florido con la squadra cittadina rappresentata interamente da ragazzi del posto. «Pescara fu definita la “Pro Vercelli d’Abruzzo”», prosegue l’autore, «perchè la Pro Vercelli conquistò sette scudetti tra il 1908 e il 1922 con formazioni proprio locali. Pescara aveva un ottimo vivaio che gli permetteva di disputare buoni campionati senza dover ingaggiare calciatori da fuori».

È la storia di grandi campioni come Mario Pizziolo, campione del mondo con l’Italia nel 1934 il quale, dopo un infortunio grave, tornò a Pescara contribuendo alla promozione in serie B nella stagione ’40/’41. Oppure quella di Mario Tontodonati che, da vero trascinatore dei biancazzuri con 23 reti quell’anno, sfiorò il doppio salto di categoria per un solo punto. Ma non si parla solo di quella nota Strapaesana che entusiasmò Pescara da fine anni ’30, quella del dottor Angelo Vetta.

C’è spazio anche per i pionieri degli anni ’20, con le vicende della S.S. Ursus di Castellamare Adriatico e dell’U.S. Aternum di Pescara, e delle squadre che rappresentarono dal 1927 la “Nuova Pescara” sorta dalla fusione dei due Comuni divisi dall’omonimo fiume; seguirono quindi l’U.S. Tito Acerbo, l’U.S. Adriatico, l’A.S. Abruzzo, l’A.S. Pescara e la Puritas del cavalier Angelo Delfino. Tutte formazioni composte in gran parte da giovani originari di Pescara o di Castellamare Adriatico: da qui l’attribuzione dell’appellativo “Strapaesana”.

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