Ricci (Wwf): «Nel Parco se ne contano sessanta È il nostro patrimonio»

E il presidente Marsilio accusa: «Un errore la troppa libertà» Poi la stoccata all’Anas: lo svincolo è pericoloso, va protetto
L'AQUILA . Nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise vivono tra i 50 e i 60 esemplari di orso bruno marsicano. Un numero che fa riferimento all'ultima stima della popolazione protetta.
A breve verrà effettuato un monitoraggio genetico, che richiede la sinergia di diversi enti, per fornire informazioni specifiche e aggiornate.
«Un patrimonio da tutelare e valorizzare», afferma Filomena Ricci, presidente del Wwf Abruzzo, all'indomani della morte di Juan Carrito, il giovane orso marsicano celebrato da media e social per i suoi comportamenti confidenziali e le scorribande nei centri abitati, investito lungo la Statale 17, all’altezza di Castel di Sangro. Ma per il presidente della Regione, Marco Marsilio, «si è sbagliato a pretendere troppa libertà per l'orso».
SALVIAMO L’ORSO. «Per tutelare il plantigrado e il suo habitat naturale abbiamo lanciato il progetto “Salviamo l’orso”, che prevede una serie di interventi concreti finanziati con l'aiuto dei soci e donazioni da istituzioni nazionale e internazionali», spiega Ricci, «in tutto l'Appenino centrale ci sono centri abitati e infrastrutture ovunque, che comportano una grande vicinanza tra la fauna selvatica e la popolazione. Con questo tipo di territorio dobbiamo studiare delle strategie che consentano una civile convivenza».
Juan Carrito ha perso la vita a poche centinaia di metri da un'area oggetto, di recente, di un importante intervento a tutela degli orsi marsicani e di altri animali selvatici. «Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Wwf Italia e Salviamo l’Orso si sono impegnati, con un investimento economico rilevante», sottolinea Ricci, «per la realizzazione di una recinzione proprio lungo il tratto di Statale ritenuto maggiormente pericoloso per la fauna selvatica». L’intervento, realizzato nelle settimane scorse, ha visto il montaggio di una recinzione metallica fissa su entrambi i lati della carreggiata in un tratto di 600 metri.
«La recinzione ha anche l’obiettivo di indirizzare gli animali verso un sottopasso adiacente, mitigando in questo modo il rischio di incidenti e aumentando la sicurezza di orsi e automobilisti», afferma la presidente regionale del Wwf, «ma, evidentemente, questo non è stato sufficiente».
COSA FARE. Adozione di comportamenti corretti da parte dei cittadini e giuste misure di gestione del territorio. Questa la strategia proposta dal Wwf, che avanza una serie di proposte. «Dall'installazione di recinti elettrificati nelle aree più frequentate, per mettere al riparo le coltivazione dalle incursioni degli animali selvatici», evidenzia Ricci, «alla messa in sicurezza delle strade con recinzioni che invitano gli orsi a percorrere i sottopassi, fino ai dissuasori sonori. Interventi per i quali potrebbero essere utilizzati anche i fondi del Pnrr. Ma ognuno di noi deve fare la sua parte usando maggior prudenza. Juan Carrito si avvicinava nei centri abitati per cercare cibo, veniva inseguito per le foto. Tutto questo ha portato ad una morte annunciata».
INCIDENTE PREVEDIBILE. «È successo, purtroppo, quello che si temeva», le parole di Marsilio, «ricordo che quando il Parco portò Juan Carrito nella riserva di Palena ci furono polemiche. Forse bisognerebbe fidarsi un po' di più di chi viene pagato per fare questo mestiere e dei comitati scientifici che avevano preso questa decisione. Purtroppo, è finita così e questo ci addolora molto: la sua storia», afferma, «è iniziata male. Ha avuto subito questa eccessiva confidenza con l'uomo e con le zone urbanizzate, da cui è stato difficile allontanarlo, e si sapeva che il pericolo vero era non tanto il danno che poteva fare agli uomini, quanto la possibilità di incidenti». Marsilio ha avuto parole di conforto anche per gli investitori «sono rimaste scioccati. Vorrei spezzare una lancia a loro favore per i tanti commenti negativi che si sono scatenati sui social. Riportiamo le cose al loro giusto equilibrio. Certo, una riflessione su quello svincolo sarà il caso che Anas la faccia, visto che c'è stato anche un precedente. Evidentemente si tratta di un luogo particolarmente sensibile, non può essere che due plantigradi siano stati investiti nello stesso punto. Proteggere quell'accesso potrebbe aiutare ad evitare nuovi episodi».

