Rifiuti, l’Abruzzo spalanca le porte all’inceneritore

19 Marzo 2018

Il governo impugna la legge regionale e invita la Regione a dotarsi dell’impianto Il nuovo piano si trasforma in un boomerang. I 5 Stelle: «Lo avevamo detto»

PESCARA. Il Consiglio dei Ministri dà lo stop alla legge abruzzese che adegua il Piano regionale per la gestione dei rifiuti (Prgr) approvata in Consiglio lo scorso dicembre. Ma la delibera d’impugnazione finisce anche per spalancare le porte dell’Abruzzo a un inceneritore di rifiuti. Sono due i passaggi dell’atto del Governo che portano dritti a questa conclusione.
ECCO L’ATTO. La legge regionale «non ha fornito adeguati elementi in ordine alle azioni di riduzione della produzione che potrebbe ragionevolmente considerarsi sovrastimata rispetto ad eventuali obiettivi di riduzione della produzione dei rifiuti non adeguatamente considerati». Il secondo passaggio è più esplicito: «In questo senso appare difficile dare credito alle previsioni cosi ambiziose della Regione Abruzzo in tema di riduzione della produzione dei rifiuti, ai fini di un eventuale aggiornamento del fabbisogno di incenerimento di cui al d.P.C.M. 10/08/2016». Passaggi che tradotti in linguaggio corrente vogliono dire che nessuna azione è stata posta in essere dal Governo regionale per evitare la costruzione di un inceneritore in Abruzzo.
C’È DI PIÙ. Il giudizio critico del Consiglio dei Ministri si spinge oltre: «Giova inoltre evidenziare che, nello scenario di riferimento regionale al 2022», si legge nella delibera d’impugnazione, «più che aver previsto un efficientamento dell’impiantistica di trattamento preliminare, appare piuttosto esservi un peggioramento». La delibera inoltre evidenzia che la Regione Abruzzo non ha dato seguito a nessun accordo con altre Regioni per il trattamento dei rifiuti: il Molise per lo smaltimento del Css (combustibile solido secondario) nell’inceneritore molisano, e la Basilicata per lo smaltimento in discarica.
IL VERDETTO. Le conclusioni dell’impugnazione sono pesanti: «Risulta chiaramente da quanto sopra esposto che molti aspetti della pianificazione regionale risultano non adeguatamente plausibili e non supportati da adeguata motivazione e documentazione. Da tale premessa risulta la conseguenza secondo la quale le valutazioni della Regione circa l’andamento della produzione di rifiuti e la loro gestione non consentono di modificare il fabbisogno previsto dal d.P.C.M. 10 Agosto 2016».
LA REAZIONE. A dicembre, quando la legge sui rifiuti è passata, solo il M5S votò no. «Da una prima lettura della delibera del Consiglio dei ministri non possiamo che restare sgomenti» dichiara ora Sara Marcozzi, consigliera regionale dei 5 Stelle: «Secondo il Consiglio dei Ministri l’Abruzzo non potrà esimersi dalla costruzione di un inceneritore. Eppure il M5S aveva avvisato il governo regionale già nell’agosto 2016 di questo pericolo, suggerendo soluzioni efficaci rimaste inascoltate».
L’ANTEFATTO. A mettere l’Abruzzo con le spalle al muro è stato però il governo. Con l'approvazione del decreto legge “Sblocca Italia”, le Regioni sono state infatti spogliate di diverse competenze legislative, fra le quali quelle in materia di rifiuti. In particolare, è stato affidato al Presidente del Consiglio dei Ministri, l'individuazione della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonché l’individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di nuovi impianti di incenerimento, qualificando in infrastrutture di interesse nazionale la realizzazione degli stessi.
A questo provvedimento è seguito il d.P.C.M. del 10 Agosto 2016, a cui fa riferimento la delibera che impugna la legge abruzzese, che calcola la capacità complessiva di trattamento dei rifiuti da parte degli inceneritori presenti in Italia e il relativo fabbisogno, e che prevedeva l’insediamento di un nuovo inceneritore anche in Abruzzo. Ma di fronte a questo rischio il M5S aveva lanciato il primo allarme guardando nel complesso il problema rifiuti.
IL PRIMO ALLARME. La scelta obbligata dell’inceneritore è anche una conseguenza indiretta della bassa percentuale di raccolta differenziata che, secondo i 5 Stelle, è ancora ferma al 40%, quando invece il precedente Piano regionale di gestione rifiuti prevedeva un obiettivo del 65 per cento entro il 2012. «Il M5S aveva chiesto a più riprese misure forti, come il commissariamento dei Comuni inadempienti e incapaci di innalzare il proprio livello di raccolta differenziata, richieste restate inascoltate», ricorda la Marcozzi. TROPPI RIFIUTI. Lo stesso metodo di analisi previsionale aveva spinto i pentastellati a chiedere l’adozione di Piano rifiuti basato sul solo recupero di materia. Ma la maggioranza ha optato per una soluzione mista che prevede la produzione di combustibile solido secondario, cioè il materiale che ha bisogno di inceneritori per essere smaltito e che ora è al centro delle delibera con cui il governo impone l’impianto anche in Abruzzo. «Hanno approvato un piano che non ci ha permesso di evitare un inceneritore, purtroppo come avevamo ampiamente previsto», è il commenta finale della Marcozzi alla notizia della delibera boccia Abruzzo che i 5 Stelle hanno diffuso ieri sera in attesa di una replica nel merito di Mario Mazzocca, sottosegretario con delega ai rifiuti, e del governatore Luciano D’Alfonso, dei quali i pentastellati chiedono le dimissioni. (l.c.)