Riforma truffa Falso dire che si riducono i costi

25 Novembre 2016

di UMBERTO DI PRIMIO* Mi sono sempre imposto, da uomo delle istituzioni, di non cedere mai alla tentazione di scrivere regole pensando alla posizione o al ruolo in quel momento ricoperti. Le regole...

di UMBERTO DI PRIMIO*

Mi sono sempre imposto, da uomo delle istituzioni, di non cedere mai alla tentazione di scrivere regole pensando alla posizione o al ruolo in quel momento ricoperti. Le regole non possono essere della maggioranza o della minoranza ma garanzia per le parti e per il funzionamento delle istituzioni.

Per questo motivo, contro la tracotanza di chi esercita il potere, dico No alla riforma truffa voluta da uno neppure eletto e che rischia di pregiudicare l'unità del Paese. In una Italia costretta ad assistere ai monologhi del premier e al turpiloquio dei “vaffa-day”, questo referendum, infatti, sta diventando terreno di scontro pro/contro Renzi. Voto No ad una riforma figlia dell'arroganza e del ricatto che crea le condizioni per accentrare il potere nelle mani delle segreterie dei partiti. Chissà se la Boschi e lo stesso Renzi abbiano mai pensato, magari a cena con Verdini, a quanto dichiarò Piero Calamandrei, fra i nostri padri costituenti, alla vigilia dell'approvazione della Carta Costituzionale «nella preparazione della Costituzione, il Governo non deve avere alcuna ingerenza , nel campo del potere costituente il Governo non può avere alcuna iniziativa, neanche preparatoria, ma soprattutto, quando l'Assemblea discuterà pubblicamente la nuova Costituzione, i banchi del Governo dovranno essere vuoti». Moniti, oggi, dai quali Renzi si è tenuto ben distante chiedendo persino la “fiducia” in Parlamento. Insomma, accogliendo un'osservazione di Dossetti quanto mai attuale: «in un processo di riforma costituzionale l'eventuale protagonismo assunto dal Governo fa sì che il “quesito implicito” (la fiducia all'esecutivo) prevalga su quello “esplicito” (il merito della riforma)». Voto NO perché è una menzogna il risparmio di 500 milioni di euro; la Ragioneria Generale dello Stato stima, nel tempo, un risparmio di appena 49 milioni. Trasformare il Senato in un dopo lavoro per 74 consiglieri regionali e 21 sindaci eletti dalle segreterie dei partiti non migliora di certo il funzionamento del Parlamento, né taglia i costi della politica.

Per giunta, come potranno loro approfondire materie così importanti continuando ad esercitare le funzioni di legislatori regionali e amministratori locali, eletti dai cittadini non per fare i “senatorucci”? Il nuovo Senato delle Segreterie, in barba alla semplificazione e alla bugia della eliminazione del bicameralismo paritario, potrà esprimere proposte di modifica su leggi che esulano dalle sue competenze nonché presentare emendamenti su richiesta di almeno un terzo dei suoi componenti, rinviando la legge alla Camera. Insomma, nessun particolare vantaggio, anzi, un blocco dei lavori così come avviene oggi. Voto No perché la riforma, insieme all'Italicum, consegnerà il Paese nelle mani di una minoranza che avrà poteri spropositati.

Non è accettabile, men che meno giusto, che un partito che ha conseguito al primo turno un numero non elevato di voti, in caso di vittoria al ballottaggio, ottenga una maggioranza parlamentare del 54% di seggi. Oltre allo spropositato potere che si concentrerebbe nelle mani del solito segretario di partito, si paventa il rischio di vedere compromesse le garanzie per i cittadini con la creazione di un mostro giuridico: una Repubblica-governativa che sceglie anche gli organi di garanzia costituzionale, in primis il Presidente della Repubblica e i giudici della Corte Costituzionale. La cultura del “fare purchessia”, incarnata dal Governo in carica non poteva che produrre una “cartaccia” costituzionale.