Rigopiano, al via tre giorni caldi: tocca a Provincia ed ex prefetto

Tornano in aula le difese: devono essere ancora discusse undici posizioni (sono trenta gli imputati) Oggi si parte con dirigenti, funzionari e con l’ex presidente dell’ente, Di Marco. Venerdì c’è Provolo
PESCARA. Riprendono oggi, nella maxi aula del tribunale, le arringhe dei difensori dei 30 imputati del processo sul disastro di Rigopiano dove il 18 gennaio del 2017 una valanga distrusse il resort di lusso, lasciando sotto le macerie 29 persone. Si andrà avanti per tre giorni consecutivi per arrivare alla conclusione venerdì prossimo.
OGGI LA PROVINCIA Sono ancora undici le posizioni che devono essere discusse e oggi si parte con dirigenti e funzionari della Provincia di Pescara, chiamata in causa in questo processo con il rito abbreviato che si tiene davanti al gup Gianluca Sarandrea, insieme ai regionali, ai prefettizi e al Comune di Farindola. Si preannuncia piuttosto corposa l’arringa dei difensori che assistono il dirigente dell’epoca della Provincia, Paolo D’Incecco, difeso da Gianfranco Iadecola e Marco Spagnuolo. Poi dovrebbero intervenire anche l’avvocato Placido Pelliccia per Mauro Di Blasio, e Augusto La Morgia e Spagnuolo per l'ex presidente Antonio Di Marco, e sempre La Morgia, con il collega Ludovico De Benedictis, per il regionale Emidio Primavera.
DOMANI FARINDOLA Domani, sempre che i tempi consentano di completare le arringhe in programma oggi, dovrebbero discutere gli avvocati Vincenzo Di Girolamo e Paolo Grugnale per l’ex sindaco di Farindola Massimiliano Giancaterino, Raffaella De Vico in difesa del fratello Antonio De Vico, altro ex sindaco del paese teatro della tragedia, e forse Vincenzo Di Girolamo e Marco Pellegrini per il comandante della polizia provinciale Giulio Honorati.
VENERDÌ LA PREFETTURA L’ultimo giorno di arringhe è invece dedicato alle posizioni, piuttosto delicate, se non altro per le pene richieste dai pubblici ministeri (il procuratore Giuseppe Bellelli e i sostituti Andrea Papalia e Anna Benigni), e cioè l’ex prefetto Francesco Provolo (per il quale sono stati chiesti 12 anni di reclusione) e la dirigente Ida De Cesaris (9 anni). Il primo sarà difeso dall'avvocato Gian Domenico Caiazza (presidente Unione Camere Penali Italiane), la seconda da Daniele Ripamonti, penalista del foro di Milano. Chiudono la sei giorni di arringhe Vincenzo Di Girolamo per l’ex vice prefetto Salvatore Angieri (per il quale la procura ha chiesto l’assoluzione) e Giancarlo Verzella, altro funzionario prefettizio. Tutti devono rispondere del reato di depistaggio, mentre Provolo e De Cesaris sono anche inseriti nel procedimento madre sul disastro.
RIMPALLO RESPONSABILITÀ Finora, gli interventi difensivi sono stati improntati, nella maggior parte dei casi, a una sorta di rimpallo di responsabilità fra enti coinvolti. Qualcuno, come la difesa del capo di gabinetto del prefetto, Leonardo Bianco, ha scaricato tutto sul sindaco di Farindola e sul prefetto Provolo; qualche altro, come le difese di Lacchetta e Colangeli, interamente sulla Regione; qualche altro ancora, come la difesa del direttore della Protezione civile regionale, Pierluigi Caputi, per quanto riguarda la mancata realizzazione della Carta pericolo valanghe, sull’organo politico: ma i vari presidenti di giunta che si sono alternati negli anni sono stati archiviati con motivata decisione della procura e del gip. Uno scaricabarile in un certo senso motivato dai capi di imputazione.
LA SUPERPERIZIA Certo è che una via di uscita, per molti degli imputati in questo processo, l’ha aperta proprio la superperizia voluta dal giudice che non ha escluso che la valanga possa essere stata una conseguenza del terremoto che si verificò la mattina di quel 18 gennaio. E poi ci sono due argomenti squisitamente giuridici che troveranno spazio nelle difese: l'imprevedibilità in concreto della valanga e la questione del nesso causale tra la presunta condotta omissiva e l'evento dannoso, legato al giudizio controfattuale, tecnicamente parlando. In sostanza, il nodo è: anche se gli imputati avessero realizzato una condotta doverosa, l'evento valanga si sarebbe verificato ugualmente?

