«Rigopiano, c’è l’ok della Procura»

9 Settembre 2020

Il sindaco Lacchetta sulla recinzione da ripristinare: «Da mesi è tutto fermo»

FARINDOLA. «Nonostante che il giudice Gianluca Sarandrea abbia dato parere favorevole al ripristino della recinzione, non è stato fatto ancora nulla. Purtroppo non riusciamo ad avere un altro tipo di riscontro da parte dell’ente che ha sotto sequestro l’area». Il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta interviene sullo stato di degrado in cui versa l’area dell’hotel Rigopiano, sotto sequestro dopo la tragedia che il 18 gennaio del 2017 ha visto morire intrappolate 29 persone tra dipendenti e ospiti del resort abbattuto dalla valanga. Da diverso tempo non c’è praticamente più la recinzione che bloccava il passaggio degli animali selvatici e da pascolo, ma anche di curiosi passanti; letteralmente travolta da incuria e maltempo.
Un dolore sopra al dolore per i parenti delle vittime che considerano quel luogo la tomba dei loro angeli.
Come riferisce al Centro, il sindaco di Farindola ha chiesto a più riprese che la recinzione dell’area del resort ancora sotto sequestro da parte della Procura di Pescara fosse ripristinata. L’ultima richiesta, in ordine di tempo, è dello scorso primo agosto al prefetto Giancarlo Di Vincenzo, in occasione della sua visita a Farindola e a Rigopiano. Una richiesta, quella del primo cittadino, preceduta dalla comunicazione ufficiale alla Procura di Pescara, alla Provincia di Pescara, alla Prefettura di Pescara e al Corpo Forestale già dallo scorso giugno. La bonifica dell’area del resort distrutto effettuata dalla società Ecoalba, ha portato allo sgombero 800 tonnellate di rifiuti indifferenziati, per lo più radici incuneate nel cemento di quello che era il piazzale dell’albergo, 6 mila tonnellate di inerti e 1800 tonnellate di legnatico. Da allora, però, sull’area del resort nessuno è più intervenuto. (f.bel.)
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