Rigopiano, chiusura a giorni Oggi l’ultimo interrogatorio

Chiamata per la seconda volta in Procura la consigliera provinciale Kechoud E intanto la Procura acquisisce il libro del Centro con gli appelli delle vittime
PESCARA. È molto probabile che si faccia anche prima del 18 novembre, prima del termine che la Procura ha garantito ai familiari delle 29 vittime per chiudere le indagini sulla tragedia di Rigopiano. È più che probabile che si chiuda prima, perché anche l’informativa finale dei carabinieri forestali è stata depositata. Più di 400 pagine in cui gli investigatori, diretti dal colonnello Annamaria Angelozzi, hanno ricostruito tutto ciò che riguarda la tragedia dell’hotel Rigopiano. Dall’ampliamento dell’albergo, alla legge che in quell’area prevedeva la realizzazione di una Carta di localizzazione di pericoli da valanghe fino alla gestione dell’emergenza di quei maledetti giorni di grande neve di gennaio 2017, in particolare il 17, quando gli ultimi clienti furono fatti salire fino all’hotel, e il 18 gennaio quando da lì nessuno è riuscito più a scendere, perché la strada era bloccata dal muro di neve. E nessuno è andato a liberarli. Quattrocento pagine in cui gli investigatori hanno verificato e approfondito ogni aspetto utile a ricostruire e a verificare il quadro delle responsabilità rispetto ai 40 indagati messi insieme nel corso di questi 22 mesi. Quasi due anni di indagini serrate e minuziose che fino all’ultimo hanno portato i carabinieri forestali coordinati dal procuratore Massimiliano Serpi, con il sostituto Andrea Papalia, ad approfondire non solo quanto reso in sede di interrogatorio dagli indagati che hanno scelto di rispondere, ma anche la marea di esposti e denunce presentati dalle parti sui vari aspetti dell’inchiesta.
La voce delle vittime. In particolare, nell’ultimo periodo sono stati gli accertamenti e le nuove analisi sui telefonini e sui messaggi whatsApp degli ospiti e dei lavoratori dell’hotel a tenere impegnati gli investigatori determinati a ricostruire, anche attraverso la voce delle vittime, quello che è successo nelle ore precedenti alla tragedia. Chi hanno contattato per chiedere di essere liberati, che cosa hanno raccontato e che cosa è stato detto loro dai rispettivi interlocutori per ore, fino all’arrivo della valanga poco prima delle 17. Per questo, agli atti del procedimento penale è stato acquisito anche il libro “Rigopiano Vite Spezzate” pubblicato dal quotidiano il Centro nel primo anniversario della tragedia, lo scorso 18 gennaio. Un lavoro di 151 pagine realizzato con la collaborazione diretta dei familiari delle vittime che hanno reso pubblici gli ultimi messaggi dei loro cari per dar loro voce, e per dare una volta ancora la cifra delle irresponsabilità e delle negligenze che hanno portato alla loro fine. Messaggi che la Procura ha voluto acquisire per incrociarli con quanto già raccolto e approfondito nel corso di questi mesi.
Il cameriere. Tra questi, la richiesta di evacuazione che il cameriere dell’albergo, Gabriele D’Angelo, fece intorno a mezzogiorno del 18 gennaio al Coc di Penne. Lo racconta il libro del Centro a pagina 101 e lo ha ricordato ieri il Tgr con il servizio di Ezio Cerasi. Un ennesimo appello inascoltato su cui i carabinieri forestali hanno puntualmente lavorato senza però riuscire a ricostruire chi, con le stalle e i tetti che crollavano sotto la neve, quella mattina prese la telefonata del cameriere appuntando sul brogliaccio del Coc di Penne la richiesta di intervento di D’Angelo. Che mandò la fidanzata al Comune di Farindola, sede del Coc competente per Rigopiano, attivato ma vuoto, e allertò un suo amico, volontario come lui della Croce Rossa che alle 14,45 riuscì a comunicare alla Prefettura l’emergenza Rigopiano.
Consigliera testimone. In quelle stesse ore, a due passi dalla Prefettura, la sorella di Roberto Del Rosso, Rossella Del Rosso, va a chiedere aiuto al presidente della Provincia Antonio Di Marco. Ci va due volte. La prima non viene ricevuta, la seconda sì. Nella stanza di Di Marco c’è anche la consigliera Leila Kechoud la quale, quando Di Marco lascia la stanza per andare alla riunione con il presidente della Regione D’Alfonso, si fa garante con la Del Rosso di darle notizie su quanto si sarebbe detto in quella sede su Rigopiano. Notizie che Rossella Del Rosso non ha mai ricevuto chiedendo per questo alla Procura di sentire al riguardo Kechoud. In particolare se fosse a conoscenza che in quella riunione Di Marco diede notizia di Rigopiano al presidente D’Alfonso, esponendogli l’emergenza che lei gli aveva poco prima illustrato anche con delle foto. Lei, la Kechoud, già sentita a luglio dai carabinieri forestali, ha confermato di essere stata presente all’incontro tra la Del Rosso e Di Marco, ma non ha saputo dire nulla rispetto a quello che venne detto alla riunione con D’Alfonso essendo andata via dopo mezz’ora. E questo, presumibilmente, ripeterà anche stamani. A chiedere di sentire Leila Kechoud, questa volta sono i legali del sindaco di Farindola Ilario Lacchetta.
Il sindaco e l’operaio. Il sindaco che dalle 7,30 del 18 gennaio era a conoscenza dell’emergenza dell’hotel Rigopiano. Lo racconta ai carabinieri forestali uno dei due operai che la mattina del 18 gennaio 2017 non riesce a salire con lo spazzaneve a Rigopiano e di lì a poco viene inviato a liberare il sindaco Lacchetta, bloccato in località Case bruciate.
Racconta l’operaio: «Gli riferii che la strada per Rigopiano era bloccata ma lui disse che aveva già chiamato per avere delle turbine e che invece era necessario liberare una strada comunale ovvero Ripe di Farindola. Io gli dissi che stavano lavorando con la Provincia ma il sindaco rispose che era già scattata l’emergenza in Prefettura e bisognava intervenire dove vi era più necessità ovvero a contrada Ripe di Farindola». (s.d.l.)

