Rigopiano, distrutta la recinzione intorno ai resti dell’hotel

Dopo l’appello di un mese fa al prefetto in visita sul posto i familiari delle vittime chiedono protezioni: è uno scempio
FARINDOLA. L’area sottoposta a sequestro dell’hotel Rigopiano giace nell’abbandono assoluto da oltre tre anni e mezzo. Dopo la bonifica effettuata dalla ditta Ecoalba, con la quale sono state sgomberate 800 tonnellate di rifiuti indifferenziati, perlopiù radici incuneate nel cemento di quello che era il piazzale dell’albergo, 6 mila tonnellate di inerti e 1800 tonnellate di legnatico, nessuno si è mai realmente preoccupato di far sì che la recinzione dell’area, dove il 18 gennaio 2017 hanno perso la vita 29 persone all’interno del resort, venisse tenuta a dovere.
E i familiari delle vittime tornano a farsi sentire. Il 1° agosto il prefetto di Pescara Giancarlo Di Vincenzo, in visita all’amministrazione comunale di Farindola e sul luogo della tragedia, incontrò sul posto anche Nicola Colangeli, farindolese e papà di una delle vittime. E proprio Colangeli, papà di Marinella che all’hotel Rigopiano era la responsabile della spa, racconta: «In quell’occasione ho chiesto personalmente al nuovo Prefetto di Pescara di far sì che la situazione potesse sbloccarsi, ma nulla è stato fatto», sottolinea Colangeli.
«Anche per il giardino della memoria, che dovrebbe sorgere all’ingresso del viale dell’hotel», va avanti, «non ancora riceviamo nessuna rassicurazione. La pratica è ancora bloccata». Anche Paola Ferretti, insegnante di Pioraco, nelle Marche, che a Rigopiano ha perso suo figlio Emanuele Bonifazi, receptionist dell’albergo, sottolinea: «Da tre anni e mezzo ci danniamo e lottiamo per chiedere il dovuto rispetto di quella zona che è, e sarà sempre per noi familiari, la tomba dei nostri angeli», afferma. «Dall'estate 2017, appena riaperta la strada provinciale, abbiamo dovuto subire meschinità e offese, per la mancanza di sensibilità e di senso civico di parecchie persone, e perché la recinzione dell’area posta sotto sequestro presenta da tempo numerosi cedimenti e buchi già denunciati più volte da noi familiari. Da mesi», continua Paola Ferretti, «chiediamo che venga delimitata e recintata in modo appropriato e duraturo la zona dell'hotel, per proteggerla dall’ingresso degli animali da pascolo e da quelli selvatici. Ma a tutt’oggi», denuncia la mamma di Emanuele, «la situazione è uno scempio, una vergogna. Vorrei porre una domanda alle istituzione competenti: penso che i nostri angeli, almeno da morti meritino rispetto, visto che non lo hanno avuto quando chiedevano disperatamente di essere liberati. Noi lo pretenderemo fino alla fine», assicura Paola Ferretti.
La speranza di tutti i parenti delle vittime è che la zona, quantomeno prima della stagione invernale, possa essere risistemata.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

