Rigopiano, l’anno della sentenza Il 28 gennaio c’è il primo verdetto

2 Gennaio 2022

Nella prossima udienza, la decisione per l’ex sindaco De Vico: l’unico ad aver scelto il rito ordinario Per gli altri 29 imputati si procede con l’abbreviato, ma tutto dipende dall’esito della superperizia

PESCARA. Il 2022 è l’anno della verità processuale per il procedimento sul disastro dell’hotel Rigopiano che il 18 gennaio del 2017 venne raso al suolo da una valanga che fece 29 vittime. Entro quest’anno si conoscerà la sentenza sui 29 dei 30 imputati coinvolti. Tutti gli imputati, tranne uno, hanno scelto il rito abbreviato che verrà discusso davanti al giudice per l’udienza preliminare, Gianluca Sarandrea, dopo che sarà depositata la consulenza disposta dal giudice per dirimere le opposte perizie che figurano nelle carte processuali: quella dell’accusa sostenuta dai pm Andrea Papalia e Anna Benigni (dalla prossima udienza sarà presente anche il procuratore capo Giuseppe Bellelli) e quella del collegio difensivo.
LE PERIZIE Perizie opposte: una che dimostrerebbe la fatalità del caso legato a un sisma imprevedibile che colpì quella zona la mattina del 18 gennaio 2017, l’altra che attribuirebbe precise responsabilità a chi non fece i passaggi tecnici in relazione alla carta pericolo valanghe che avrebbe potuto evitare la tragedia. Di qui la necessità del giudice di disporre una nuova perizia che dovrebbe essere depositata il prossimo 28 gennaio, ma che necessiterà di una proroga per la complessità della materia che devono esaminare gli esperti nominati dal gup (gli ingegneri Claudio e Marco Di Prisco e il nivologo Daniele Bocchiola).
L’UDIENZA DEL 28 GENNAIO Il 28 gennaio arriverà la prima decisione del giudice: quella sull’ex sindaco di Farindola, Antonio De Vico, unico imputato a scegliere il rito ordinario, già in parte avviato con la discussione della pubblica accusa. Quest’ultima ha chiesto per l’ex amministratore il rinvio a giudizio, sostenendo che De Vico «è sempre stato lo storico responsabile dell’amministrazione di Farindola, che conosceva il territorio, ma nonostante tutto ha mostrato una inerzia colpevole. Avrebbe dovuto impedire la realizzazione dell’hotel e comunque non ha adottato le norme di salvaguardia che avrebbero impedito decessi e lesioni agli ospiti della struttura». Toccherà alla difesa, sostenuta da Raffaella De Vico (sorella dell'imputato), controbattere le accuse. Lo stesso 28 gennaio arriverà il primo verdetto del giudice.
120 PARTI CIVILI Un procedimento complesso, complicato anche dalla presenza di circa 120 parti civili che interloquiscono in udienza con richieste ed eccezioni che hanno fatto allungare i tempi dell'udienza preliminare.
30 IMPUTATI La pubblica accusa ha diviso i 30 imputati in base alla loro posizione istituzionale: rappresentanti della Regione Abruzzo, della Provincia di Pescara, della Prefettura e del Comune di Farindola, oltre ad alcuni rappresentanti dell’albergo e ai 7 prefettizi, con l'ex prefetto Francesco Provolo, accusati di depistaggio: fascicolo riunito al procedimento madre sulla tragedia, dal giudice Sarandrea.
LE ACCUSE A vario titolo vanno dall'omicidio e lesioni colpose plurime al disastro colposo, dagli abusi edilizi al falso ideologico, e altre ancora. Tre gli argomenti sui quali punta l’accusa: la mancata realizzazione della carta valanghe, lo sgombero delle strade di accesso all’hotel e il tardivo allestimento del centro coordinamento soccorsi. Ed è anche su questi punti che dovranno esprimersi gli esperti del Gup. E cioè «se pregressi eventi naturali, ivi compresi i fenomeni sismici, possano aver assunto incidenza sulle cause di innesco della valanga», ma anche se quella valanga fosse prevedibile «in astratto e in concreto», e «quali azioni tempestivamente intraprese avrebbero potuto evitare l'evento e/o ridurne le conseguenze lesive, con particolare riguardo al profilo della viabilità». E poi anche la carta valanghe: quali i tempi per la sua realizzazione e se l’area di Rigopiano fosse da ricomprendere nell'area di rischio. Infine i mezzi sgombraneve in dotazione alla Provincia: «se tale utilizzo congiunto e/o continuativo avrebbe potuto garantire la costante percorribilità dell'unico tratto di strada che porta all'hotel».
Accertamenti complessi per i quali si può ipotizzare già una proroga della superperizia, senza cui gli abbreviati non potranno iniziare.