Rigopiano, l’ex prefetto Provolo tra i sette indagati per depistaggio

La procura contesta anche la frode processuale, coinvolti funzionari e i vice prefetti Angieri e Mazzia L’accusa è di avere nascosto o distrutto prove, a partire dalla richiesta di aiuto del cameriere D’Angelo
PESCARA. Arriva a conclusione anche la cosiddetta inchiesta bis sulla tragedia di Rigopiano dove, per una valanga che distrusse il resort di lusso, morirono 29 persone. Questa seconda inchiesta riguarda soltanto sette indagati che rischiano il processo per depistaggio e frode processuale: tutti prefettizi, con in testa l’ex prefetto Francesco Provolo che figura anche nell’inchiesta madre che conta 24 imputati (più una società) e che processualmente è già all’attenzione del gup. Insieme a Provolo, a rischiare il processo sono anche i due vice prefetti distaccati, Salvatore Angieri e Sergio Mazzia, e la dirigente Ida De Cesaris, alla quale il procuratore Massimiliano Serpi e il sostituto Andrea Papalia, hanno aggiunto una contestazione suppletiva di falso ideologico.
PUBBLICI UFFICIALI A questi già citati si aggiungono poi Giancarlo Verzella, Giulia Pontrandolfo e Daniela Acquaviva. L’accusa è piuttosto pesante trattandosi di pubblici ufficiali che peraltro in quella tragica circostanza, quali rappresentanti della Prefettura e dunque della massima istituzione dello Stato sul territorio, avevano il compito di coordinare i soccorsi. Stando alle accuse, invece, ognuno per le proprie specifiche competenze, in relazione al disastro di Rigopiano sul quale stavano indagando gli inquirenti, nonostante che fossero stati sollecitati a fornire agli investigatori ogni elemento utile per accertare la verità, avrebbero omesso di «riportare nelle relazioni, o comunque di riferire alla polizia giudiziaria, le segnalazioni di soccorso pervenute in quella giornata del 18 gennaio 2017», giorno della tragedia, «dalle persone presenti nell’hotel Rigopiano».
LA TELEFONATA Il riferimento dell’accusa è in particolare alla «telefonata delle ore 11.38, della durata di 230 secondi con richiesta di soccorso per la evacuazione dell’hotel Rigopiano fatta alla Prefettura e colà ricevuta dalla Pontrandolfo e proveniente dal dipendente Gabriele D’Angelo», deceduto anche lui sotto il crollo della struttura. Tutti gli indagati sono anche accusati di non aver fornito alla polizia la «documentazione relativa all’attività svolta dal centro coordinamento soccorsi e dalla sala operativa nella giornata del 18 gennaio 2017, con particolare riferimento a eventuali brogliacci, anche in forma elettronica, di attestazioni di segnalazioni e delle richieste di intervento ricevute e gestite da dette strutture operative».
FOGLIO STRAPPATO Insomma quella telefonata di D’Angelo, secondo l’accusa, sarebbe stata deliberatamente nascosta, tanto che gli inquirenti aggiungono che gli indagati lo avrebbero fatto «procedendo allo strappo del foglio nella parte riportante gli estremi della chiamata», e così «imputavano artificiosamente la documentazione costituente corpo del reato e affermavano il falso o negavano il vero e comunque tacevano, in tutto o in parte, circostanze rilevanti sui fatti in ordine ai quali erano stati espressamente richiesti di fornire informazioni».
Insomma, una pesantissima accusa relativa al fatto di aver nascosto quella disperata richiesta di aiuto di D’Angelo che chiedeva anche di provvedere allo sgombero della strada per permettere l’evacuazione dell’albergo isolato. Accuse rivolte anche alla De Cesaris e all’Acquaviva «in quanto presenti nella sala operativa della Prefettura il 18 gennaio 2017 e partecipi dei conseguenti commenti su quanto colà pervenuto dall’hotel Rigopiano prima del disastro. Con l’aggravante del fatto commesso mediante distruzione, occultamento, danneggiamento o mediante artificiosa alterazione, di un documento da impiegare come elemento di prova, o comunque utile alla scoperta del reato o al suo accertamento».
AVVISO FINALE Questo è l’avviso di conclusione delle indagini, che è stato notificato dai carabinieri forestali del colonnello Annamaria Angelozzi, in base al quale gli indagati potranno eventualmente farsi interrogare o chiedere altri atti istruttori. Poi si passerà alla richiesta di rinvio a giudizio da parte dei magistrati. Si tratta in sostanza del terzo fascicolo su questa tragedia della montagna. Gli altri due sono già all’attenzione del giudice: il primo, quello più importante, verrà trattato dal gup Gianluca Sarandrea che il 16 luglio terrà la prima udienza del troncone principale con i 24 imputati. Ma c’è anche l’altro fascicolo, quello sulle richieste di archiviazione che riguardano tutti i politici inizialmente coinvolti, per le quali sono state presentate le opposizioni che verranno discusse dal gip Nicola Colantonio il 10 luglio prossimo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

