Rigopiano, lunedì Mazzocca dai magistrati

Il difensore di Iovino: «Posizione chiarita». In silenzio Giovani, dirigente del servizio prevenzione rischi
PESCARA. Il comitato operativo regionale per le emergenze? «Per insediarsi e per essere convocato, necessitava dell'impulso del presidente della Giunta. Su impulso del presidente, chi avrebbe dovuto poi provvedere sarebbe stato il dirigente con competenze in materia di emergenza, cioè Iovino». È la linea difensiva dell'avvocato Vincenzo Di Girolamo, legale del dirigente regionale Carlo Giovani, tra i 39 indagati dell'inchiesta sulla tragedia dell'Hotel Rigopiano. Ieri mattina, Giovani, dirigente del servizio prevenzione rischi della Protezione civile dal 3 giugno 2013 all'epoca dei fatti, è comparso davanti al procuratore capo Massimiliano Serpi, al sostituto Andrea Papalia, e ai carabinieri forestali con il colonnello Annamaria Angelozzi per chiarire la sua posizione in merito alla tardiva convocazione del Comitato operativo regionale delle emergenze (Core), riunitosi a Pescara solo «alle 15,30 del 18 gennaio 2017, con due giorni di ritardo». Il dirigente si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha consegnato ai pm una breve memoria. L'avvocato Di Girolamo, dopo aver lasciato Palazzo di giustizia, ha anche sottolineato che «la competenza in materia di tutto ciò che atteneva un'emergenza era del servizio diretto da Iovino». Bocca cucita da parte di Antonio Iovino, dirigente del servizio di programmazione di attività della Protezione civile. Sollecitato dai giornalisti, il suo legale, l'avvocato Mauro Catenacci, al termine dell'interrogatorio ha detto solo che «abbiamo spiegato la nostra posizione. Confidiamo che la Procura tenga conto dei nostri argomenti che mi pare siano molto solidi». L'avvocato Luca Bruno, difensore di Silvio Liberatore, responsabile della sala operativa della Protezione civile, ha invece sostenuto che «il Core non ha alcuna competenza in materia di viabilità e sgombero della neve dalle strade». La questione relativa alla convocazione del Core, tra le altre cose, è stata anche al centro giovedì scorso dell'interrogatorio del presidente della Regione Luciano D'Alfonso. Un faccia a faccia con i magistrati durato circa due ore, il cui contenuto è deducibile dalla memoria difensiva, presentata a maggio dal governatore, e dal rapporto finale dei carabinieri forestali, depositato a giugno. Su queste basi si può dedurre la difesa di D'Alfonso, il quale, avrà quindi detto che per legge non spettava a lui, ma al dirigente richiedere la convocazione del Core. Lunedì, sarà il sottosegretario regionale con delega alla Protezione civile, Mario Mazzocca, a concludere la fase degli interrogatori relativa alla Carta di localizzazione dei pericoli da valanghe, lo strumento che, se adottato come previsto dalla legge regionale del 1992, secondo la Procura pescarese avrebbe evitato la morte delle 29 persone uccise dalla valanga del 18 gennaio 2017. Dopo l'ultimo faccia a faccia, i magistrati tireranno le somme e successivamente chiuderanno il cerchio con l'avviso di conclusione delle indagini.

