Rigopiano, si torna in aula tra i sospetti

29 Novembre 2019

Depistaggio, due esposti di Feniello: il prefetto scrisse al ministero

PESCARA. Torna in aula questa mattina il disastro di Rigopiano, con l’attesa per la decisione del gup Gianluca Sarandrea di unificare il processo madre con quello parallelo sulla Prefettura di Pescara, accusata di depistaggio.
Ma a tenere banco, in questi giorni di vigilia, sono due esposti voluti da Alessio Feniello, che nel disastro di Rigopiano ha perso il figlio Stefano: uno è indirizzato alla procura di Campobasso e uno alla procura di Pescara. Il fulcro degli esposti riguarderebbe proprio l'inchiesta sul depistaggio e questo anche, e non solo, dopo la trasmissione delle “Iene” che ha attaccato in particolare il colonnello dei carabinieri forestali, Annamaria Angelozzi, colpevole, a dir loro, di aver occultato alcune prove. La trasmissione, andata in onda giorni fa, non ha però tenuto in nessun conto l’articolato provvedimento di archiviazione nei confronti dell’ufficiale, con cui l’inchiesta della procura prima, e la decisione del gip dopo, hanno escluso qualsiasi responsabilità di Angelozzi, e che conteneva anche interessanti chiarimenti su come effettivamente si svolsero le cose. In effetti, se non ci fosse stato, a un certo punto, l’intervento proprio del colonnello, l’inchiesta sul depistaggio non esisterebbe, e questo va senza dubbio a suo onore.
Ma questa questione ha fatto comunque risvegliare certi latenti sospetti nei confronti di chi avrebbe dovuto agire contro la Prefettura a suo tempo e non lo avrebbe fatto. E il riferimento, neppure tanto velato contenuto negli esposti, è nei confronti di chi si occupò della parte dell'indagine che riguardava la Prefettura e quindi la squadra mobile.
L’esposto di Feniello a Campobasso riguarderebbe infatti l’operato dell’ex procuratore Cristina Tedeschini che ha sempre tenuto fuori da ogni responsabilità la Prefettura. Mentre Feniello, con il suo legale, l’avvocato Camillo Graziano, ha rispolverato una vecchia comunicazione del marzo 2017 (la disgrazia si verificò il 18 gennaio del 2017 e nel crollo dell'hotel morirono 29 persone), peraltro presente nelle 45mila pagine del fascicolo processuale, con la quale l’ex prefetto Francesco Provolo, oggi indagato con altre sei persone della Prefettura per frode processuale e depistaggio, informava il ministero dell’Interno del fatto che la funzionaria Daniela Acquaviva non era indagata (oggi lo è proprio grazie ai carabinieri forestali). Lo fece scrivendo testualmente: «Il magistrato (si riferisce alla Tedeschini ndr) ha riservatamente informato lo scrivente che, in base alle risultanze dell'indagine in corso, il predetto funzionario non è iscritto nel registro degli indagati».
«Il procuratore», afferma l'avvocato Graziano, «non poteva dare quelle notizie in forma riservata, e proprio a chi è finito per essere indagato per depistaggio».
A Campobasso, e alla stessa procura di Pescara, il legale chiede di approfondire il fatto che quelle indagini non sarebbero state fatte a dovere. La delega a indagare sulla Prefettura era stata data dalla procura alla squadra mobile e al suo capo Muriana. Insomma Feniello vuole andare fino in fondo e capire le eventuali responsabilità su un’inchiesta non fatta o che, comunque, non portò a nulla. Mentre, quando intervennero i carabinieri forestali, si è arrivati alle accuse formulate nei confronti di Provolo e altre sei figure apicali della Prefettura di Pescara.
«Dopo la trasmissione delle “Iene”», dice l’avvocato Graziano, «tutti hanno massacrato mediaticamente l’Angelozzi che non avrebbe avuto nessun interesse a nascondere elementi interessanti. Anzi, se non fosse stato per lei e per i carabinieri forestali il depistaggio oggi non esiterebbe».
Intanto, come si diceva, questa mattina c'è l'udienza di unificazione dei due procedimenti. Sarà uno dei tanti passaggi tecnici in quanto, qualora il gup (come sembra scontato) dovesse decidere per la riunione, verranno depositate le costituzioni di parte civile nei confronti dei protagonisti del depistaggio e il giudice sarebbe costretto a fissare una nuova data per l'eventuale coinvolgimento dei responsabili civili.
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