Rigopiano, tre chiamate dalle macerie

17 Gennaio 2019

Le telefonate whatsapp partirono nella notte tra il 18 e il 19 gennaio dal telefonino, rimasto nell’hotel, del sopravvissuto Salzetta

PESCARA. Tre chiamate vocali whatsapp nel giro di 52 minuti. A mezzanotte e 4 minuti, a mezzanotte e 6 minuti e a mezzanotte e 56 minuti. Partirono nella notte tra il 18 e il 19 gennaio 2017, poche ore dopo la valanga che aveva abbattuto l’hotel Rigopiano con 38 persone dentro, dal telefonino di Fabio Salzetta, il manutentore della struttura che invece era miracolosamente scampato a quel disastro insieme con Giampiero Parete, uno degli ospiti.
Tre chiamate vocali sul numero della fidanzata di Salzetta la quale, quando riabbraccia il suo Fabio, la sera stessa del 19 gennaio gli riferisce di quelle tre telefonate whatsapp. E la notizia, che Fabio comunica subito ai soccorritori con cui non smette di collaborare mentre prega di riabbracciare sua sorella Linda ancora sotto le macerie, accende la speranza. Ancor di più quando tre giorni dopo, il 22 gennaio, i vigili del fuoco recuperano il marsupio di Fabio e il telefonino effettivamente non c’è. Come lui ripete ai vigili.
Ma quella circostanza che aveva fatto ben sperare allora, a due anni da quella tragedia (domani il secondo anniversario) diventa agghiacciante oggi che è lo stesso Salzetta a tirarle fuori, e dopo che neanche i Ris le avevano trovate. Quelle chiamate, infatti, non risultano dagli accertamenti tecnici che il primo giugno scorso la Procura affidò al comando provinciale Roni di Pescara (con facoltà di subdelega al comando dei Ris di Roma), insieme a quella sugli altri reperti recuperati nelle settimane precedenti durante la bonifica delle macerie. Lo mettono nero su bianco gli stessi carabinieri l’8 ottobre del 2018, sul verbale inviato alla Procura quando, a proposito del telefonino di Salzetta indicato come “reperto 79” scrivono: «L’accertamento ha evidenziato che questi risulta contenere dati (immagini, contatti e sms) non attinenti i fatti occorsi in Rigopiano in data 18 gennaio 2017 e pertanto non utili ai fini delle indagini in corso». Scrivono così, i carabinieri di Pescara, dopo le analisi del Ris.
Ma è lo stesso Fabio Salzetta, «a insospettirsi», come racconta al Centro, qualche settimana fa, quando viene fuori il caso del telefonino del cameriere Gabriele D’Angelo. Anche nel suo caso dagli accertamenti non era emerso nulla, salvo poi scoprire, dal consulente incaricato dalla Procura su richiesta dell’avvocato dei D’Angelo, la telefonata alla Prefettura che il cameriere e volontario della Croce Rossa fece alle 11,38 del 18 gennaio. Telefonata ignorata e poi fatta anche sparire dagli atti della Prefettura (motivo per cui c’è un’indagine bis in corso). «Il dubbio mi è venuto dopo il caso del telefono di Gabriele», riferisce Salzetta, «perché fino a quel momento avevo dato per scontato che i Ris avrebbero ben analizzato il mio telefonino. D’altra parte, ai soccorritori dissi subito delle telefonate arrivate alla mia fidanzata dal mio telefonino rimasto sotto le macerie, e lo ripetei quando mi restituirono il marsupio e il telefono mancava». Salzetta dunque lo dice. E quando, dopo il ritrovamento a maggio scorso, il suo telefonino viene sequestrato per gli accertamenti, il giovane è tranquillo: «Convinto», racconta, «che dai tabulati sarebbe uscito tutto. Per questo non sono andato a ripetere quanto già detto ai vigili del fuoco».
Invece dai tabulati analizzati, almeno stando al verbale che i carabinieri inviano alla Procura non esce niente, com’era successo per il telefonino di D’Angelo, il cameriere con il quale Salzetta stava scaricando i sacchi di pellet quando la valanga l’ha evitato per un soffio, prendendo invece in pieno il collega. Per questo, poi, dopo il caso delle telefonate di Gabriele venute alla luce, Salzetta decide di fare da solo: «Ho ripreso il telefonino della mia ragazza, che nel frattempo era caduto e aveva lo schermo rotto, e l’ho portato ad aggiustare per vedere se ci fosse qualcosa. E sono effettivamente uscite le tre chiamate di quella notte».
Difficile, e soprattutto straziante per i familiari delle vittime, pensare che tra i dipendenti e gli ospiti della struttura rimasti sepolti dalla valanga, forse qualcuno possa aver utilizzato quel telefono nell’estremo tentativo di chiedere aiuto.
Telefonino che lo scorso 10 maggio viene rinvenuto nell’area bar del resort, mentre Salzetta ricorda bene di averlo lasciato all’interno del marsupio, con documenti e portafoglio, nel divisorio tra la cucina e la sala garden. Se lo ricorda perché è in quel frangente che vede per l’ultima volta la sorella Linda, tra le 29 vittime della valanga, che è di spalle a lavare i piatti. Ma Fabio in quegli istanti è stravolto e arrabbiato perché ha lavorato per ore sul bobcat per liberare il piazzale in attesa della turbina, ma è tutto inutile. Non sa neanche dove accatastarla, la neve. Così rientra e decide di fare la cosa che gli salva la vita: andare a scaricare i sacchi di pellet nel vano caldaia, all’esterno dell’albergo. È lì che Salzetta si salva mentre D’Angelo, il tuttofare Faye Dame e il capo cameriere Alessandro Giancaterino, che lo stanno aiutando a scaricare i sacchi con una catena umana dall’albergo alla caldaia, vengono presi in pieno dalla valanga. Salzetta si salva, ma non ha niente con sè, nè la giacca nè il marsupio con il telefonino. Ce l’ha Giampiero Parete che Fabio trova, disperato, nel parcheggio. E con il telefonino del pasticcere di Pescara, che dentro all’albergo ha lasciato la moglie e due bambini (salvati poi nei giorni successivi), i due sopravvissuti iniziano a fare le chiamate che, neanche allora, neanche a tragedia avvenuta, vengono prese in considerazione. Il suo telefonino resta sotto le macerie e poche ore dopo, tra la mezzanotte e l’una, da quel cellulare partono tre telefonate sull’ultimo numero chiamato da Fabio prima della valanga: lo svela oggi il cellulare della sua fidanzata.