Riparte la nuova legge elettorale Ma i sindaci frenano sulle novità

La Commissione Statuto convoca e ascolta il presidente dell’Anci Abruzzo che dice no alla norma Per D’Alberto va rivista, però i tempi sono troppo compressi per sentire i pareri dei primi cittadini
L’AQUILA. L’iter della nuova legge elettorale proposta dal presidente della giunta, Marco Marsilio, riparte dopo tre mesi di stand by. Ma trova sulla sua strada subito un ostacolo difficile da superare prima delle elezioni regionali del 2024. Sono i sindaci abruzzesi che, per voce del presidente dell’Anci Abruzzo, Gianguido D’Alberto, danno lo stop alla norma che vuole introdurre il collegio unico regionale, la tripla preferenza di genere e l’ingresso in Consiglio anche del secondo dei candidati presidenti non eletti. Ma il partito dei sindaci per ora non ci sta.
LO STOP. La legge, sostiene in sintesi D’Alberto, «va a incidere in maniera importante sul tema della rappresentatività e rappresentanza dei territori». Il presidente dell’Anci e sindaco ricandidato a Teramo, è stato ascoltato ieri dalla Commissione regionale Statuto, presieduta dal sottosegretario Umberto D’Annuntiis, di Fratelli d’Italia. «Quelle di cui stiamo discutendo oggi sono modifiche che vanno a trasformare in maniera sostanziale l’assetto attuale», ha evidenziato D’Alberto, «e che cambiano profondamente il rapporto tra l’istituzione regionale e le comunità locali. Per questo riteniamo che il tempo del confronto extra consiliare non possa e non debba essere compresso ma, al contrario, allargato attraverso un’interlocuzione sui territori da parte della Commissione statuto, che tenga conto di tutte le problematiche».
L’INELEGGIBILiTà. Nell’audizione, D’Alberto ha sollecitato l’intervento anche su un tema molto sentito dagli amministratori locali, riferito all’ineleggibilità alla carica di consigliere regionale dei sindaci dei comuni con popolazione superiore ai 2000 abitanti.
«L’attuale normativa, per come è strutturata», ha sottolineato il presidente Anci, «di fatto si concretizza in una disparità di trattamento nei confronti dei sindaci e dei territori da questi ultimi rappresentati. Per questo, con una nostra proposta di modifica della legge attuale, abbiamo chiesto l’abrogazione della parte che prevede l’ineleggibilità dei primi cittadini, ferma restando l'incompatibilità per i comuni con popolazione superiore ai 2000 abitanti. Per di più oggi, i sindaci, per potersi candidare, sono costretti a dimettersi in un tempo che non è certo, vista la previsione della norma del termine di 90 giorni prima della data di presentazione delle candidature che, in quel momento, non è ancora stabilita da un Decreto di convocazione delle elezioni regionali. Questo, ovviamente, oltre a sollevare dubbi di costituzionalità, produce un danno enorme per i comuni amministrati, per i quali con le dimissioni del sindaco scatta il commissariamento. Chiediamo dunque alla Commissione statuto di ascoltare la voce dei sindaci e affrontare concretamente questo importante tema».
GLI ALTRI PUNTI. Per l’Anci, la modifica dell’attuale legge elettorale, che introduce il collegio unico, rischia di incidere negativamente sulla rappresentanza e rappresentatività dei territori, in particolare, delle aree interne. A cui si aggiunge il possibile aumento dei costi della campagna elettorale e il vuoto legislativo creato dall’articolo che permette l’ingresso anche del terzo candidato presidente non eletto, che avvicina la Regione al modello delle elezioni dei sindaci senza però la previsione degli altri due strumenti nelle comunali, il voto disgiunto e il doppio turno. Ascoltati ieri anche l’avvocato di Chieti, Maria Franca D’Agostino, presidente della Commissione regionale Pari opportunità, favorevole alla tripla preferenza di genere purché nelle liste le percentuali tra candidati e candidate siano portate al 50% per entrambi, e non restino al 60 e 40 a favore degli uomini. Si è invece espresso con un sostanziale via libera Angelo Caruso, presidente dell’Upi (Unione delle Province), di Fratelli d’Italia come Marsilio. (l.c.)

