«Riportiamo gli uffici in centro»

1 Marzo 2018

Proposte Confesercenti per rianimare il commercio: Regione e università nelle vecchie sedi bancarie

PESCARA. In un futuro si tornerà a fare gli acquisti nelle botteghe sotto casa, nelle previsioni di Confesercenti. Ma nel frattempo l'associazione di categoria pescarese, presieduta da Raffaele Fava e diretta da Gianni Taucci, lancia la proposta contro la desertificazione commerciale: riportare gli uffici pubblici e privati nel centro cittadino. Un ritorno al passato per affrontare presente e futuro, è la direzione da imboccare secondo i vertici dell'organizzazione che in provincia conta 1.500 aderenti. E che guarda con apprensione alle tante attività commerciali del centro cittadino che chiudono, che si trasformano o che restano a galla perché sono negozi storici, come documentato giorni fa da una inchiesta del Centro. «Uffici da riportare in centro, come ce n'erano tanti tra gli Anni Ottanta e Novanta» argomenta Taucci «prima che venissero inghiottiti da altre scelte strategiche della politica. Si è preferito decentrare la pubblica amministrazione, ad esempio, in sedi periferiche talvolta difficili da raggiungere. Scelte errate. Invece una sede regionale o ministeriale, o uffici di altra natura in centro, significa rivitalizzazione commerciale perché il dipendente finisce il turno e fa acquisti. Lo stesso fa l'utente, che prima sbriga le questioni burocratiche e poi si fa una passeggiata shopping».
Ma quali immobili destinare all'uso? Le proposte di Confesercenti sono l'ex Banco di Napoli, angolo corso Vittorio e corso Umberto (acquistato dalla Fondazione PescarAbruzzo per cinque milioni di euro con l'obiettivo di trasformarlo in un polo culturale) ed ex Caripe , sedi adatte a «ospitare la Regione Abruzzo e le sue società» , insieme al palazzetto che ospitava i negozi di Paride Albanese (via Nicola Fabrizi) oggi di proprietà di un istituto bancario nazionale. «Sono immobili di grande pregio, dall’enorme potenziale ma obiettivamente sottoutilizzati» spiegano Fava e Taucci, «acquistati fra l’altro con i risparmi dei pescaresi. Immaginare per questi spazi solo obiettivi culturali, fra l’altro a poche centinaia di metri dal Museo a Colonna, rischia di essere controproducente: tornare invece a conferire a questi edifici un ruolo amministrativo consentirà di avere in centro un nuovo via-vai di persone, impiegati, dirigenti, utenti nei giorni feriali. Insomma, proprio quello che manca oggi al centro cittadino. Le scelte del passato, quelle cioè di delocalizzare tutti gli uffici pubblici, a cominciare dall’università, un tempo dislocata in piazza Primo maggio, hanno nei fatti svuotato il centro delle funzioni non commerciali, ma oggi il commercio da solo non può reggere l’intero centro urbano, garantirne la vitalità e attrarre gente».
Quindi il suggerimento agli esponenti politici su come iniziare a muoversi: «Dagli uffici di vertice della Regione e delle sue società controllate, oggi in zone distanti dal terminal bus, dal parcheggio centrale e dalla stazione ferroviaria: la loro riallocazione in centro sarebbe compatibile con i progetti di mobilità sostenibile promossi dalle amministrazioni». Secondo Taucci, «in futuro ci sarà un ritorno alle antiche botteghe di via», intanto oggi i negozianti annaspano tra centri commerciali che aprono («Megalò 2 è una scelta scellerata solo a vantaggio degli operatori del mattone») e commercio online «principale competitor della grande distribuzione».
Il timore è quello di perdere altre insegne storiche anche se «i negozianti sono ottimisti per lavoro, e non si spaventano di fronte alle chiusure» chiosano Fava e Taucci, «ma è indubbio che il centro di Pescara vive una condizione precaria. Le iniziative di rivitalizzazione, a partire dal Centro commerciale naturale, sono molto importanti, concentrano i clienti nei fine settimana. Eppure, continua a mancare il passaggio quotidiano di potenziali clienti: al di fuori di chi lavora nei negozi e negli studi professionali, le persone non hanno motivi obiettivi per frequentare il centro città al di fuori del tempo libero».
©RIPRODUZIONE RISERVATA