Rissa a colpi di bastone e bottiglie: cinque indagati, uno ha 14 anni

Botte sulla pista ciclopedonale tra giovanissimi: da un lato gli ultrà giallorossi, dall’altro quelli teatini L’ipotesi: una vendetta per le scritte offensive comparse allo stadio di Chieti qualche giorno prima
FRANCAVILLA. Il più giovane dei violenti, quando sulla pista ciclopedonale si era scatenato il putiferio con lanci di bottiglie e bastonate, aveva appena 13 anni. Sono cinque gli indagati per la maxi rissa scoppiata all’altezza di via Figlia di Iorio, il 24 ottobre 2022, tra un gruppo di ultrà del Francavilla calcio 1927 e – questa è l’ipotesi investigativa – uno di tifosi del Chieti. Per quattro ragazzi – oggi di età compresa tra 14 e 19 anni, tutti residenti nella cittadina adriatica – il procuratore della Repubblica dei minorenni dell’Aquila David Mancini ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che prelude alla richiesta di processo. Il quinto giovane finito sotto accusa all’epoca dei fatti era già maggiorenne, motivo per cui la competenza è della procura di Chieti. A condurre l’inchiesta sono stati i carabinieri della stazione di Francavilla.
Tutto è cominciato quando al 112 è giunta la segnalazione da parte di un cittadino che aveva notato circa 15 ultrà giallorossi nascondere bastoni e bottiglie dietro al muretto della ciclopedonale. Subito dopo, sul posto sono arrivate un paio di automobili, dalle quali è scesa una decina di ragazzi. A quel punto le due fazioni hanno iniziato a picchiarsi senza pietà, utilizzando anche le bottiglie di vetro e le mazze di cui sopra. Sul luogo della rissa si sono precipitati i militari dell’Arma, che hanno identificato alcuni dei violenti e avviato le indagini. A terra c’erano ancora i cocci di bottiglia. Solo uno dei partecipanti alla zuffa, ovvero il maggiorenne poi indagato, ha deciso di farsi medicare al pronto soccorso dell’ospedale Bernabeo di Ortona, dal quale è stato dimesso con un «trauma cranico non commotivo» giudicato guaribile in dieci giorni.
L’ipotesi è che a bordo delle due macchine piombate sul lungomare ci fossero alcuni tifosi teatini (non identificati); un gruppo di giovani ultrà neroverdi che si è dato appuntamento con i rivali per vendicarsi dell’affronto subito qualche giorno prima, ovvero le scritte offensive apparse all’esterno dello stadio Guido Angelini di Chieti.
Gli indagati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Luca Paolucci e Lorenzo Ciccarelli: hanno venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti o chiedere di essere interrogati, poi il pm deciderà se sollecitare l’archiviazione oppure il rinvio a giudizio.
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