Ristoratore picchiato al semaforo I carabinieri arrestano il pugile

10 Novembre 2019

Ai domiciliari Sandro Mangifesta, 43 anni, ortonese, istruttore in una palestra di Francavilla L’accusa: lesioni gravissime per i danni riportati da Antonio Cicalini, in prognosi riservata da 15 giorni 

PESCARA. È stato arrestato dai carabinieri di Francavilla Sandro Mangifesta, il 43enne pugile di Ortona che lo scorso 25 ottobre ha aggredito, al semaforo di viale Alcyone, il ristoratore Antonio Cicalini: uno o più pugni scaturiti dopo una lite per un sorpasso azzardato che hanno mandato in coma il ristoratore 64enne di Pescara.
La notizia del provvedimento è arrivata ieri mattina al termine delle indagini coordinate del sostituto procuratore di Chieti Giancarlo Ciani, che ha indotto il gip Luca De Ninis a disporre la misura cautelare nei confronti del 43enne.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, la lite tra Cicalini e Mangifesta era nata da un sorpasso non gradito all’altezza del semaforo in fondo a viale Alcyone, a Francavilla, appena prima del ponte. Dopo una serie di insulti reciproci, i due automobilisti erano stati bloccati dal semaforo rosso, occasione per scendere dalle rispettive macchine e proseguire il confronto fino a quel momento solo verbale. Ma Mangifesta, di professione consulente finanziario e che a Francavilla ha una palestra, è passato dalle parole ai fatti, colpendo il ristoratore che è rapidamente andato al tappeto, perdendo conoscenza.
Da quel momento per Antonio Cicalini è iniziato un calvario che stenta ancora a vedere la fine. Soccorso, è stato trasportato all’ospedale di Pescara, dov’è rimasto ricoverato in prognosi riservata nel reparto di rianimazione fino a pochi giorni fa, quando i sanitari hanno deciso di trasferirlo a Popoli. In base a quanto racconta il fratello, che ogni giorno è a contatto con i medici, il 64enne ristoratore ha almeno tre ematomi al cervello che allo stato attuale rendono impossibile lo scioglimento della prognosi. Inoltre, bisognerà attendere una sua ripresa per capire che tipo di conseguenze potranno lasciare i colpi subiti, anche se nei giorni scorsi i familiari hanno ribadito il timore forte che il loro Antonio possa riportare danni permanenti. L’aggressore, a cui il provvedimento è stato notificato ieri mattina dai carabinieri, subito dopo l’accaduto aveva atteso sul posto l’arrivo dei soccorsi e degli inquirenti, per poi essere accompagnato nella caserma dei carabinieri dove si era mostrato immediatamente pentito. In un primo momento aveva detto di aver commesso «una cavolata» e di aver sferrato un solo colpo alla vittima, versione che però contrasta con quella dei familiari di Cicalini, i quali hanno sempre sostenuto che si è trattato di una raffica di colpi, forse anche più di venti. In ogni caso, anche ieri Mangifesta ha confermato la sua versione, sostenendo che le lesioni riportate dal ristoratore siano le conseguenze della caduta a terra. Per il giudice però, la pericolosità del soggetto e il timore che possa reiterare l’azione, sono rischi sufficienti per disporre gli arresti domiciliari, in attesa del processo. A tale decisione, come sottolineano gli inquirenti, si è arrivati al termine di un’indagine lampo, grazie soprattutto alle diverse testimonianze raccolte per fare piena luce sull’accaduto. Attualmente l'accusa è quella di lesioni gravissime, anche se per avere un quadro definitivo della situazione bisognerà attendere l’evoluzione del quadro clinico della vittima. «Gli inquirenti hanno fatto un lavoro straordinario nel giro di pochissimo tempo», commenta l’avvocato Carla Tiboni che, insieme al collega Angelo Pettinella, assiste la famiglia Cicalini. «Nel giro di appena due settimane i carabinieri di Francavilla sono riusciti a ricostruire l’accaduto e a fornire al magistrato una visione completa di ciò che è successo lo scorso 25 ottobre. Episodi del genere non dovrebbero mai accadere. Adesso attendiamo l'avvio del processo, ma ancor prima speriamo che le condizioni della vittima possano migliorare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA