Ristoratore preso a pugni, il pugile finisce a processo

Francavilla, svolta nell’indagine sulla lite scoppiata al semaforo per un sorpasso Il pm: colpi alla testa e al volto. Ma l’imputato, tornato libero, respinge le accuse
FRANCAVILLA. Subito il processo per il pugile accusato di lesioni gravissime. Il sostituto procuratore Giancarlo Ciani ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato per Sandro Mangifesta, 43 anni di Ortona, agente di commercio con la passione per la boxe, finito nei guai dopo la lite avvenuta per motivi stradali, lo scorso 25 ottobre, nella quale è rimasto ferito il ristoratore Antonio Cicalini (64). Dopo neanche quattro mesi dall’aggressione di Francavilla, l’indagine condotta dai carabinieri scavalca l’udienza preliminare e arriva direttamente al dibattimento.
IL DECRETO. «La prova appare evidente», scrive il giudice Luca De Ninis nel decreto che fissa la prima udienza, davanti al tribunale di Chieti, per il prossimo 21 maggio. All’imputato, difeso dall’avvocato Italo Colaneri, sono stati nel frattempo revocati gli arresti domiciliari: adesso ha 15 giorni di tempo per scegliere un rito alternativo, ossia l’abbreviato o il patteggiamento. Secondo l’accusa, Mangifesta ha ferito gravemente Cicalini «colpendolo con pugni al volto e al cranio», tanto da provocare alla vittima «una malattia certamente insanabile». L’ulteriore aggravante è che «i fatti sono stati commessi per futili motivi».
LA RICOSTRUZIONE. Sono stati i militari della stazione di Francavilla a ricostruire l’episodio: tra Cicalini, a bordo di un furgone, e Mangifesta, alla guida della sua Smart, nasce una discussione in viale Alcione, sembra legata a un sorpasso non gradito. I due restano bloccati dal semaforo rosso, uno dietro l’altro, all’altezza dell’incrocio con via Pola. Il primo a scendere è il ristoratore, che inizia a discutere con il pugile davanti allo sportello della Smart. Succede tutto in pochi secondi: Mangifesta apre la portiera, scende anche lui dall’auto e atterra il “rivale”. Il numero di pugni? Secondo una passante, due, peraltro potenti e ben assestati; un uomo che si trovava in sella a uno scooter, invece, sostiene di aver visto un unico colpo.
LA DIFESA. Mangifesta ha sempre respinto tutte le accuse. «La mia non è stata assolutamente un’aggressione», ha detto durante l’interrogatorio. «È stato Cicalini a scendere dal furgone e ad avvicinarsi alla mia auto: davanti allo sportello, ha iniziato a gridare, offendermi e minacciarmi. A un certo punto, lui stava per aggredirmi e sono stato costretto a reagire: con la mano destra mi sono coperto mentre, con la sinistra, l’ho colpito una sola volta. Ma non era assolutamente mia intenzione fargli del male. Le sue condizioni sono precipitate a causa dell’impatto con il suolo. Io sono sempre rimasto sul posto, in attesa dei soccorsi e dell’arrivo dei carabinieri. È la prima volta nella mia vita che mi trovo in una situazione del genere: sto vivendo un incubo. Mi dispiace per Cicalini e i suoi familiari». Il ristoratore si costituirà parte civile attraverso l’avvocato Angelo Pettinella.

