Rito abbreviato per Fantauzzi Insulti dai parenti del 21enne ucciso

13 Settembre 2018

PESCARA. C'è il volto di Antonio Bevilacqua, il 21enne ucciso a fucilate in faccia un anno fa in un pub di Montesilvano. La sua foto campeggia su tre grandi striscioni affissi dai familiari davanti...

PESCARA. C'è il volto di Antonio Bevilacqua, il 21enne ucciso a fucilate in faccia un anno fa in un pub di Montesilvano. La sua foto campeggia su tre grandi striscioni affissi dai familiari davanti al tribunale di Pescara, dove ieri è partita l'udienza preliminare a carico di Massimo Fantauzzi, 48 anni, pizzaiolo montesilvanese, reo confesso. Accanto al volto del giovane ucciso ci sono anche due scritte: "Giustizia per Antonio" e "Ergastolo ai carnefici". Il dolore della famiglia è racchiuso tutto in quelle poche parole. Un dolore questa volta composto, che, a differenza di quanto accaduto nel luglio scorso, in occasione della prima udienza, non ha provocato particolari momenti di tensioni. Fantauzzi, accusato dal pm Paolo Pompa di omicidio volontario, ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato. La richiesta è stata formalizzata ieri dal suo difensore, l'avvocato Pasquale Provenzano, davanti al gup Nicola Colantonio. I genitori della vittima, Vincenzo Bevilacqua e Maria Santeramo, la sorella, il fratello, la compagna e la figlioletta di Antonio, tutti assistiti dall'avvocato Giancarlo De Marco, sono parti offese nel procedimento. E ieri erano in aula, a eccezione del papà di Antonio, rimasto fuori, nei corridoi del tribunale, perché non voleva vedere l'assassino di suo figlio. Con Vincenzo Bevilacqua che sta scontando una condanna per omicidio, ma beneficia di un permesso di lavoro per buona condotta, hanno atteso fuori dall'aula il termine dell'udienza parenti e amici del 21enne. Tutto è filato liscio, sotto lo sguardo di polizia e carabinieri. In aula, però, nel momento in cui l'omicida si è alzato per essere accompagnato fuori, qualche familiare gli ha urlato "Bastardo". Anche per la madre di Antonio è stato difficile trattenersi: «Che tu possa fare la stessa fine di mio figlio», ha gridato, mentre Fantauzzi, a testa bassa, usciva dall'aula. E fuori dal tribunale ancora urla dei parenti contro l'assassino di Antonio, che a bordo del furgone della polizia penitenziaria ha lasciato palazzo di giustizia per tornare in carcere. Se ne riparla il 28 novembre, quando si terrà la discussione. «E' un processo nato male», dice l'avvocato De Marco, «nel senso che non sono state fatte le contestazioni che andavano fatte, perché ad esempio per me è una cosa strana che non ci sia alcuna aggravante, a partire dai futili motivi, che a mio giudizio ci sono, visto che per reagire a un insulto è stata uccisa una persona». Sull'archiviazione della posizione di Nunzio Mancinelli, ha ribadito che «ci sono una serie di elementi che lo indicano come complice e d'altronde i carabinieri ne hanno chiesto l'arresto, ma il pm l'ha letta in altro modo e il giudice ha archiviato, perché dice che la chiamata in correità non aveva dei riscontri». Il movente del delitto legato a debiti di droga e minaccia di azioni violente nei confronti della figlia del pizzaiolo? «Tutta fantasia di Fantauzzi, che per difendersi ha cercato di inventare qualcosa», sostiene l'avvocato.