Rogo devasta trenta ettari di macchia mediterranea

4 Settembre 2015

Caramanico, incendio doloso sfiora un gruppo di case a contrada Sant’Elia Determinante l’intervento dei Canadair da Roma per domare le fiamme

CARAMANICO TERME. Il bilancio è pesante: sono circa trenta gli ettari di macchia mediterranea, soprattutto querceti e ginestreti, andati in fumo ieri mattina sul versante destro del fiume Orte, nella zona protetta del Parco della Majella che comprende le frazioni di Scagnano e Sant'Elia.

I primi fumi che si sono alzati dalla boscaglia sono stati avvistati verso le 10.30 dai residenti (circa 300 nelle due frazioni), che hanno dato subito l'allarme chiamando il comando dei vigili del fuoco di Pescara e quello del corpo forestale. L'intervento dei soccorritori è stato rapido.

Sul posto sono intervenuti mezzi e uomini dei pompieri e della forestale coordinati dal comandante della sezione Utb (ufficio territoriale della biodiversità di Pescara), i volontari della protezione civile del gruppo Ana di Manoppello e Lettomanoppello, il personale comunale coordinato dall'assessore alla protezione civile Rita Silvaggi. C'è voluto veramente un intervento sinergico per distribuire il personale nei punti strategici, perché il versante interessato dalla fiamme è molto esteso e battuto dal vento e le ginestre favorivano l'insorgenza di nuovi focolai che bruciano rapidamente offrendo tizzoni accesi alle folate. È stato però di importanza fondamentale l'impegno di due Canadair arrivati da Roma per domare le fiamme. «Senza un apporto dal cielo» racconta il sindaco, Simone Angelucci, «quella parte di montagna sarebbe stata ridotta tutta in cenere e rapidamente». Si tratta di una vasta zona ricca di fauna selvatica, nel cuore del parco che avrebbe subìto danni irreparabili, più di quelli che si contano oggi. Le operazioni di spegnimento sono durate oltre sei ore. I vigili del fuoco sono stati impegnati anche a scongiurare che il rogo si allargasse nelle zone abitate – circa 20/30 famiglie di Sant'Elia hanno corso il rischio di essere sgomberate – per evitare che investissero i fabbricati dei residenti, le rimesse agricole e zootecniche. Non c'è alcun dubbio che la causa del rogo sia di dolosa.

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