Rogo, fabbrica inagibile: 5 giorni per recintarla

MANOPPELLO. Con una ordinanza firmata ieri il sindaco di Manoppello, Giorgio De Luca, ha dichiarato «formalmente inagibili» i locali di via Tiburtina 10 e 12, a seguito dell’incendio avvenuto la...
MANOPPELLO. Con una ordinanza firmata ieri il sindaco di Manoppello, Giorgio De Luca, ha dichiarato «formalmente inagibili» i locali di via Tiburtina 10 e 12, a seguito dell’incendio avvenuto la mattina di martedì, prima delle 5, all’interno della fabbrica Nuova Galvanica Abruzzese, che occupa il civico 12. Il rogo, che ha comportato il crollo del tetto della fabbrica di Manoppello scalo, ha interessato anche gli spazi attigui, quelli del civico 10, dove ha sede una ditta di infissi. De Luca, sulla base delle indicazioni dei vigili del fuoco, che hanno suggerito di verificare le condizioni delle strutture, ha disposto «l’immediata interdizione e l’inaccessibilità completa» di tutti i locali ricompresi nei civici 10 e 12. E ha chiesto alla proprietà di «verificare, attraverso una perizia tecnica, le condizioni di ripristino di sicurezza di salubrità dei luoghi», e la verifica dovrà riguardare anche un locale confinante.
Il sindaco ha ordinato al proprietario degli immobili di «provvedere immediatamente, non oltre cinque giorni dalla notifica dell’ordinanza, di mantenere circoscritto ogni accesso ai capannoni danneggiati con idonea segnaletica, e all’installazione di idonea recinzione, tesa a scongiurare l’accesso ai locali danneggiati». Andrà poi garantita «l’esecuzione dei lavori di ripristino secondo perizia tecnica». Nel caso in cui non dovesse attivarsi il proprietario, il Comune interverrà d’ufficio (a spese del proprietario). Intanto si attende il risultato delle analisi che l’Arta (Agenzia regionale per la tutela dell’Ambiente) sta eseguendo sui campioni prelevati dopo lo spegnimento dell’incendio, di cui si sono occupati i vigili del fuoco. Gli esami dell’Arta riguardano la composizione del tetto del capannone della Nuova Galvanica Abruzzese, che potrebbe essere di amianto, e poi l’aria e infine l’acqua usata per domare le fiamme, visto che potrebbe essersi mescolata alle soluzioni usate nella fabbrica per la lavorazione dei metalli. (f.bu.)

