Romeni da tempo residenti nel Chietino, lavorano ad Atessa nella stessa ditta

PESCARA. È una storia di donne. Donne violentate in modo brutale in auto, al punto da essere immobilizzate con la cintura di sicurezza e poi abbandonate come stracci. E donne che si ribellano e che...
PESCARA. È una storia di donne. Donne violentate in modo brutale in auto, al punto da essere immobilizzate con la cintura di sicurezza e poi abbandonate come stracci. E donne che si ribellano e che si aiutano fino a far arrestare i due presunti aggressori (ieri) con le accuse di sequestro di persona, violenza sessuale di gruppo e rapina nei confronti di tre prostitute romene.
Si tratta di due operai romeni di una ditta di trasporti di Atessa, che avrebbero abbordato le ragazze sempre con lo stesso stratagemma: uno si fingeva italiano e alla guida di un’auto faceva salire la ragazza; l’altro, nascosto nel portabagagli, sbucava appena il complice si appartava e uno dopo l’altro violentavano la donna. Sono Gheorghe Cioanca, 35 anni residente a Casalincontrada, nel Chietino, con un precedente per violenza sessuale (sarebbe stato lui alla guida dell’auto), e Sorin Dragomir, incensurato di 29 anni (il proprietario dell’auto che si nascondeva nel portabagagli dell’Alfa station-wagon), residente ad Altino con il figlio piccolo e la moglie. La stessa moglie che a novembre scorso lo costringe a confessare e a fare il nome dell’amico Cioanca, dopo che la Mobile, grazie alla denuncia della prima ragazza e alla soffiata di un’altra prostituta che aveva fornito un parziale della targa di Dragomir, aveva convocato quest’ultimo in questura senza ottenerne granchè.
Al contrario Dragomir, che teme sia l’amico che la moglie, al primo racconta tutto, rassicurandolo, e con la seconda si giustifica dicendo di essere stato convocato in Questura per una multa. Ma Cioanca è nervoso, teme di essere scoperto e prende a telefonare a casa di Dragomir: «Ammazzo te, tua moglie e tuo figlio», lo minaccia. E e a quel punto è la moglie di Dragomir che mette alle strette il marito e lo costringe a collaborare con la polizia. Lui lo fa, evitando così l’arresto, ma racconta solo di un caso, il primo, per il quale a novembre finisce in carcere Cioanca in qualità di presunto ispiratore della serata, quella di luglio, a base di alcol e sesso.
Ma da novembre, sempre grazie alla fitta rete di conoscenze costruita in anni di presenza sulla strada, gli uomini di Pierfrancesco Muriana ricostruiscono altri due casi di violenza sessuale ai danni di altrettante prostitute (un quarto caso è stato accertato ma la ragazza non è stata rintracciata) e questa volta c’è anche Dragomir che ieri, come l’amico raggiunto dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere, viene arrestato su ordine del gip di Chieti Antonella Redaelli su richiesta del pm Lucia Campo.
Per ora, come detto, i casi contestati sono tre. Il primo avviene a Francavilla lo scorso 26 luglio ed è il più violento, secondo quanto ricostruisce il gip della Procura di Chieti che per questo si occupa di tutta la vicenda. Con l’escamotage del finto cliente e del complice nascosto nel portabagali, i due caricano la ragazza a Pescara, in via della Bonifica e si appartano in una stradina isolata dove la ragazza prima viene presa a schiaffi , legata con la cintura di sicurezza e costretta a ripetuti rapporti sessuali. Per poi essere abbandonata e rapinata di 300 euro. Gli altri due casi avvengono nella notte tra l’8 e il 9 settembre. Una ragazza la prendono a Marina di Città Sant’Angelo poco prima di mezzanotte e la portano nella zona di Silvi dove la donna viene presa per i capelli e costretta a sottostare alle richieste dei due. L’altra la caricano di nuovo a Pescara, al confine con Francavilla, poco dopo, intorno all’una e mezza. Come al solito a parlare con la donna è Cioanca. La destinazione è la zona di San Silvestro. Qui, ricostrusce ancora il gip, la scena si ripete: Cioanca ferma l’auto, Dragomin esce dal portabagagli e afferra alle spalle la donna mentre l’altro le strappa dalle mani il cellulare con cui lei tenta di chiamare aiuto, la immobilizza per le braccia e le dice «Tu non chiami un ca... di nessuno (...) Io ti ammazzo se non fai quello che ti dico». E inizia l’inferno.
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