Rosatellum incostituzionale: L’Aquila si riserva di decidere, Firenze boccia il ricorso

L’AQUILA. Bisognerà attendere ancora qualche giorno per conoscere l’esito del ricorso contro il Rosatellum 2.0, la nuova legge elettorale varata dalle Camere a un passo dalla fine della legislatura,...
L’AQUILA. Bisognerà attendere ancora qualche giorno per conoscere l’esito del ricorso contro il Rosatellum 2.0, la nuova legge elettorale varata dalle Camere a un passo dalla fine della legislatura, e con la quale si andrà alle urne il prossimo 4 marzo per rinnovare i due rami del Parlamento. È stato il presidente del tribunale dell’Aquila in persona, Ciro Riviezzo, a esaminare il ricorso d’urgenza presentato dai deputati di Alternativa popolare, Massimo Artini (ex Movimento 5 Stelle), ed Eleonora Bechis, ai quali si è aggiunto l’abruzzese Stefano Moretti. Ieri il presidente Riviezzo si è riservato la decisione, proprio nel giorno in cui il tribunale di Firenze, dove è stato presentato un ricorso analogo, ha deciso di respingerlo. Il 21 febbraio, invece, toccherà al tribunale di Roma esprimersi. A presentare i ricorsi è stato l’avvocato Paolo Colasante, con la consulenza di Enzo Di Salvatore (nella foto), professore associato di Diritto costituzionale presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Teramo. «Questa legge ha evidenti profili di incostituzionalità», aveva detto Di Salvatore, «perché, con le soglie di sbarramento, le pluricandidature, le liste bloccate e la modalità di esercizio del voto, distorce l’intenzione dell’elettore, comprime il diritto di voto, la rappresentatività e, ironia della sorte, lo fa senza nemmeno garantire la stabilità di governo e maggioranze certe». Secondo l’ordinanza del giudice civile del tribunale di Firenze, Giuseppina Guttadauro, invece il ricorso è «inammissibile» poiché mancherebbero i requisiti «di urgenza e di strumentalità della tutela cautelare richiesta. Una volta indette le elezioni ed essendo pacifico che queste saranno tenute fra circa un mese e mezzo», si legge nell’ordinanza, «è evidente che la rimessione alla Corte Costituzionale richiesta in sede cautelare non potrà mai portare a una pronunzia della stessa Corte in termini utili a impedire le operazioni di voto con la legge oggi censurata e nemmeno alla prima riunione delle Camere, verosimilmente il 23 marzo 2018. L’eventuale intervento incidentale della Corte Costituzionale potrà andare a incidere solo su future elezioni programmate con questa legge, se ancora in vigore, e pertanto manca del tutto il requisito di strumentalità ma anche quello di urgenza con riferimento alle elezioni del 4 marzo». (a.bag.)

