Rossoni, dalla conversione ai sospetti per il delitto Ceci
Michele, arrestato ieri, si era unito ai Neocatecumenali e aveva avviato un’impresa Il suo nome è balzato alle cronache per l’omicidio del pentito della banda Battestini
PESCARA. Il cognome è pesante e porta dritto alla famiglia della Ricciotta, il soprannome con cui venivano indicati i nuclei Dottore e Rossoni, intrecciati tra loro dall’unione del capostipite Ubaldo Dottore con Tommasina Rossoni. Sono loro i genitori dei fratelli Rossoni che, primi in Abruzzo, all’inizio degli anni Novanta finirono in carcere con il 416 bis.
Michele Rossoni, arrestato due giorni fa dalla Finanza per estorsione, spaccio, lesioni e furto aggravato con i figli Cristian, Richard e Virginio è un cugino dei Dottore e del ramo dei Rossoni più quotato negli ambienti della malavita. Suo zio, Pasquale Rossoni, detto Edmondo, capo storico della Ricciotta, fu ucciso a febbraio del 1990 in un bar dello Stadio, ammazzato a colpi di pistola da due uomini con la maschera di Carnevale che lo freddarono mentre Edmondo era seduto davanti al bancone. È rimasto alla storia come il delitto di Carnevale, capitolo sanguinoso di una faida che in città doveva seminare ancora altri morti.
Michele Rossoni, classe 1959, arriva da quel contesto, ma negli ambienti della malavita, e tra gli stessi investigatori, è ritenuto l’anima più blanda di quel mondo. Furti e spaccio di droga, questo racconta la sua storia criminale interrotta da una conversione religiosa che lo portò a unirsi ai Neocatecumenali e dalla voglia di mettersi in regola con una piccola azienda edile che mise in piedi qualche anno fa.
Tentativi di rimettersi in carreggiata, come altri della sua stessa famiglia hanno fatto riuscendoci, interrotti però da situazioni ed episodi che periodicamente hanno riavvicinato il suo nome a brutti fatti di cronaca. Come l’omicidio di Italo Ceci, il pentito della banda Battestini ucciso con tre colpi di pistola il 20 gennaio del 2012 davanti al negozio di vernici che gestiva in via De Amicis. Per quell’omicidio, rimasto ancora irrisolto, Michele Rossoni finì con Massimo Ballone e Mario Di Emidio sul registro degli indagati: Rossoni sospettato di essere il killer di Ceci; Ballone, ex banda Battestini come Ceci, di esserne il mandante; Di Emidio, amico di Ballone e Rossoni, il tramite tra i due. Le indagini, portate avanti dalla Mobile, sembravano vicine a una svolta ma a scagionare i tre fu la comparazione del Dna. I loro profili genetici non risultarono compatibili con gli unici profili genetici ottenuti dai reperti rinvenuti nella Fiat Punto rossa usata dal killer e poi abbandonata poco dopo l’omicidio. Una vicenda pesante che a Rossoni gli fece dire pubblicamente, proprio attraverso un’intervista al Centro, di aver paura per la sua incolumità: «Ho paura ad andare in giro, perché io in mezzo a queste cose non sono mai stato. Sono spaventato». E sul perché era finito in quella storia lui stesso rispose: «Da come mi hanno detto, in base alla somiglianza con l’identikit diffuso dalla polizia dopo il delitto: il cappello, la sciarpa, non so... Io so solo che ora ho paura: dovevo accompagnare mia moglie, ma ho paura ad andare in giro, se qualcuno si avvicina. Ho 6 figli, 15 nipoti: sono nonno 15 volte». Le indagini per l’omicidio Ceci furono archiviate, ma di Michele Rossoni si è tornato a parlare ad agosto del 2016 quando lui e il figlio Richard furono svegliati poco prima delle sette da un colpo di pistola esploso contro il portone di casa, in via Raiale 8.
I due presunti responsabili furono presi e arrestati ma né loro né Michele e Richard Rossoni, che pure li conoscevano, hanno mai spiegato come fossero andate le cose e perché.
E oggi, a meno di due anni di distanza, il nome di Michele Rossoni esce ancora. (s.d.l.)
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