Saldi prorogati, ma negozi chiusi Le associazioni: «Serve riaprire»

Confesercenti: «Iniziamo a pensare al dopo. Vanno riviste le tasse regionali dei prossimi dieci anni» Confcommercio: «È una beffa. Si pensi a una proroga per consentire di smaltire la merce invenduta»
PESCARA. «Far riaprire i negozi che da troppo tempo sono chiusi, per consentire ai commercianti di smaltire la merce rimasta in magazzino, invenduta». Con questo spirito Confcommercio e Confesercenti hanno chiesto e ottenuto alla Regione una proroga della scadenza dei saldi, che è stata dilazionata fino al 30 marzo, «nella speranza di un ritorno alla zona arancione». Ma l’ottimismo che ha spinto le associazioni di categoria a lanciare un appello alla Regione è stato ben presto demolito dalle restrizioni ancora oggi in vigore che costringono a mantenere le saracinesche abbassate, senza lavorare, senza vendere.
«Avevamo la speranza che le attività potessero riprendere, passando alla zona arancione. Ma, per come stanno gestendo questa situazione, non accadrà», dice sconfortato Gianni Taucci, direttore della Confesercenti, facendo notare che «le attività di Pescara e Montesilvano sono penalizzate rispetto a quelle di altre zone della regione». È un grido di dolore, quello che parte da Taucci perché le settimane passano, i dati dei contagi non migliorano, anzi, e «il commercio piange. Non ce lo dite neppure che c’è la proroga dei saldi, diteci solo quando sarà possibile riaprire. In queste condizioni la proroga non serve più», commenta il direttore dell’associazione di categoria ricordando la sua battaglia, a prescindere dal Covid che ha stravolto tutto, «per far spostare la data dei saldi a febbraio e marzo».
Dal direttore della Confesercenti partono delle richieste precise alla Regione che «deve mettere a disposizione i ristori per le aziende che sono chiuse e che non possono lavorare proprio per le scelte della Regione. Bisogna mettere mano al portafogli, e farlo subito». Per aiutare chi non lavora da troppo tempo e ha ancora negozi e magazzini pieni e continua comunque a pagare affitti e bollette, la Confesercenti pensa a «un azzeramento della tassazione regionale per i prossimi dieci anni. E poi», prosegue, «bisogna cominciare a parlare di futuro per commercio, turismo, agricoltura, piccolo artigianato» perché le prospettive sono fosche. «Chi sopravvive a questa crisi licenzierà, ci sarà una uscita dal mondo del lavoro spaventosa. È per questo che bisogna lavorare al dopo» ma nel frattempo «cominciamo a domandarci quante persone vanno alla Caritas a chiedere aiuto o si rivolgono alla Croce Rossa. Risposte, questo chiediamo. E invece spesso ci troviamo di fronte un muro di gomma».
La preoccupazione è fortissima anche per Riccardo Padovano, presidente di Confcommercio. «Non abbiamo più il fiato neppure per parlare», dice. «Non chiediamo una bombola di ossigeno, basterebbe una bomboletta», come a dire che la categoria è alla ricerca di un’ancora di salvezza, anche minima, dopo mesi di stop.
«Ormai la proroga dei saldi non serve a niente, è una beffa. È vero, la richiesta è stata nostra, siamo stati i primi a sollecitare uno spostamento in avanti del termine ultimo dei saldi, per tutta la regione. Ma oggi, considerato che la situazione è diversa da zona a zona, per i contagi, non tutti ne possono usufruire». Per Padovano si potrebbe pensare anche a un ulteriore slittamento, rispetto al 30 marzo. «I negozi di abbigliamento, calzature e preziosi sono chiusi da 145 giorni per cui c’è bisogno di aprire, di smaltire la merce. Se continueranno a rimanere chiusi, si dovrà pensare di correggere il termine di fine mese».
L’appello di Padovano si racchiude in due parole: «Bisogna riaprire», dice con convinzione, chiedendo «di differenziare le restrizioni a seconda delle zone».

