Salvini e Di Maio a Rigopiano I familiari: non siamo più soli

18 Gennaio 2019

Ma il Comitato vittime avverte i politici: nessuno faccia campagna elettorale

PESCARA. C’è chi è diventata nonna, come la mamma di Emanuele Bonifazi, e chi è entrato all’università o alle medie, come i figli di Sebastiano e Nadia Di Carlo, o in prima elementare, come la figlia di Valentina Cicioni. E c’è anche chi, dopo aver dovuto chiudere il locale, corre il rischio di perdere la casa dei genitori morti sotto la valanga, come Marco Foresta, perché il mutuo, da solo e senza un lavoro, non lo può pagare. In questi due anni di dolore e rabbia per la valanga che il 18 gennaio 2017 a Rigopiano rase al suolo l’hotel isolato dalla neve uccidendo 29 persone, la vita ha modellato le esistenze e i percorsi di chi è rimasto, ma non li ha fatti arretrare di un millimetro su quello che chiedono dal primo giorno di questa maledettissima storia: verità e giustizia.
GOVERNO E POLITICI. Oggi che è il giorno del ricordo dedicato alle 29 vittime, qualche speranza in più c’è da parte delle famiglie, come dicono Gianluca Tanda e Marcello Martella, del Comitato vittime, «perché per la prima volta saranno presenti i rappresentanti di governo. Per la prima volta non ci sentiamo più soli». Come annunciato nei giorni scorsi, questa mattina parteciperanno alla commemorazione anche i vice premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, attesi a Rigopiano e alla messa che intorno alle 11,30 celebrerà l’arcivescovo Valentinetti nella chiesa di Farindola. Ma non solo loro. Nel corso della giornata (alle 15,30 c’è la cerimonia al Palasport di Penne), ci saranno anche i politici, tanti e di ogni colore, protagonisti della campagna elettorale per queste imminenti regionali.
«I politici verranno tutti», conferma Martella, «sono tutti ben accetti a differenza dell’anno scorso, quando erano in carica quelli che non avevano saputo evitare la tragedia. Ma domani (oggi ndr) non si fa campagna elettorale. Nessuno dei candidati prenderà la parola al microfono. Come abbiamo sempre detto, non apparteniamo a nessun colore politico», sottolinea Martella, «e non vogliamo essere strumentalizzati».
«Se abbiamo invitato Salvini e Di Maio», interviene Tanda, «è perché sono rappresentanti del governo e dopo i “vi chiameremo” dei loro predecessori, stavolta sembra che ci abbiano ascoltato. Chiedevamo di essere inseriti nella legge sulla strage di Viareggio, che assiste e tutela i familiari delle vittime anche per le spese legali e ci hanno risposto che faranno un emendamento Rigopiano. Un passaggio importante», va avanti Tanda, «per garantire a tutte le famiglie di poter affrontare la lunga battaglia che ci aspetta: dieci, quindici anni, pesanti anche dal punto di vista economico. E a questo serviranno i dieci milioni promessi da Salvini. Ma sia chiaro, i nostri morti non sono in vendita. Lo Stato è parte colpevole di questa storia e ci deve aiutare. È il diritto di ogni genitore poter fare tutto quello che serve, consulenti, perizie, tutto, per arrivare alla verità e alla giustizia per il proprio figlio. E ci sono gli orfani, da aiutare».
DEPISTAGGIO E TELEFONI. Ma il secondo anniversario della tragedia di Rigopiano in cui nulla funzionò, coincide anche con un momento importante dell’inchiesta condotta dal procuratore capo Massimiliano Serpi e dal sostituto Andrea Papalia, con i carabinieri forestali del colonnello Annamaria Angelozzi. Perché se da una parte si è arrivati all’avviso di conclusione delle indagini con 24 indagati, degli iniziali 40, è della scorsa settimana la notifica di altri sette avvisi di garanzia. Il nuovo filone di indagine per depistaggio e frode processuale vede sott’accusa ancora l’ex prefetto Provolo e altri funzionari della Prefettura, per la telefonata che il cameriere dell’hotel Gabriele D’Angelo fece alle 11,38 di quella mattina per chiedere aiuto. E che poi, dopo essere stata ignorata, sparì nei giorni successivi alla valanga.
«Un comportamento ancora più grave di tutto quello che è successo», commenta Tanda, «e che dà ragione alle nostre diffidenze iniziali. Fin dai primi momenti ci chiedevamo come fosse possibile che, con tutte le richieste di aiuto partite dai 40 prigionieri dell’albergo quel 18 gennaio, fossero state documentate solo due Pec? Era nei tabulati del telefonini che si doveva cercare bene, e a quanto pare non è stato fatto. Per quale motivo non ancora si conoscono i contenuti dei telefonini di tutte le vittime? I Ris dicono che hanno analizzato solo i whatsapp perché hanno ritenuto che a Rigopiano non c’era campo, e dunque neanche traffico telefonico. Invece bisognava andare a fondo, come ha fatto la famiglia D’Angelo che tramite l’avvocato è riuscita a tirare fuori la telefonata che ha dato il via a questa inchiesta bis sul depistaggio».
CHI SA PARLI. «Ma sappiamo che qualcun altro ha chiamato quel giorno per chiedere aiuto a Rigopiano», va avanti Tanda, «e allora il coraggio va chiesto anche a chi magari non ha ricoperto ruoli particolari in quei giorni di emergenza, ma sa e conosce dettagli che potrebbero essere importanti per gli inquirenti. Adesso è il momento che chi sa trovi il coraggio di parlare. Il lavoro fatto finora dalla magistratura e dagli inquirenti è stato colossale, basta leggere le 80mila pagine di atti.
MISTERO TABULATI. «Ma ci sono cose che ancora non tornano». dice Tanda, «come questa dei tabulati: perché non si conoscono i contenuti del telefonini di chi stava in quell’albergo? Perché dobbiamo scoprire adesso la telefonata alla Prefettura di D’Angelo, confermata dalla funzionaria che ci parlò quella mattina per 400 secondi. o le tre telefonate partite nella notte dopo la valanga, da sotto le macerie dell’albergo, quando il proprietario, Fabio Salzetta, era fuori già salvo? Ecco, adesso è importante che tutte queste cose vengano fuori. In questi mesi, in relazione a Rigopiano, è stato cristallizzato tutto quello che è accaduto fino al 2014, ricostruendo le presunte responsabilità. Ma ad oggi non sappiamo quello che è accaduto tra il 17 e il 25 gennaio 2017. Rispetto a quello che sta emergendo non sappiamo nulla. Per ora, sta venendo fuori che di fronte alla macchina dei soccorsi che non ha funzionato c’è stato un tentativo di depistaggio per tutelare chi doveva farla funzionare e non l’aveva fatto. Adesso più che mai dobbiamo stare attenti ed è da qui che ripartiremo. Domani (oggi ndr) la nostra attenzione sarà unicamente dedicata alla memoria e al ricordo dei nostri cari. Ma dal giorno dopo ricominceremo la nostra battaglia per loro. Per la verità».