San Giuseppe senz’acqua da mesi Migliaia di famiglie in difficoltà

Gettito a singhiozzo da luglio scorso nonostante le misure igieniche rigorose imposte dal Covid «Costretti a farci la doccia alle 23, eppure paghiamo le bollette». E il Pd chiede l’intervento di Masci
PESCARA. Non è bastata un’estate di agonia a causa dei razionamenti idrici. Per migliaia di famiglie della parte bassa dei Colli l’emergenza acqua non è mai finita. I bollettini dell’Aca con le limitazioni orarie suddivise per strade e Comuni da mesi non vengono più emessi. Eppure ogni giorno i cittadini di piazza San Giuseppe, via Arapietra, via Rigopiano e via Passolanciano continuano a fare i conti con i rubinetti chiusi durante il giorno e con il gettito a singhiozzo, nonostante l’emergenza sanitaria imponga misure igieniche più rigorose. Loro, i diretti interessati, chiedono risposte all’Aca, l’Azienda consortile acquedottistica che a fine luglio aveva annunciato le riduzioni della portata idrica a causa di una stagione particolarmente secca che avrebbe prosciugato le sorgenti. Raccontano di una situazione drammatica, arrivata ormai in pieno inverno ai limiti della sopportazione, confidando nel supporto del consigliere regionale del Pd Antonio Blasioli e dei consiglieri comunali di opposizione Piero Giampietro, Stefania Catalano e Giovanni Di Iacovo che, ieri mattina, si sono riuniti in piazza San Giuseppe, davanti alla chiesa, per supportare le loro ragioni. «E’ una cosa disumana, noi siamo in cinque in famiglia: due malati e un figlio paraplegico», racconta una signora di 77 anni, Giovanna Battista, residente in via Passolanciano, «ci arrangiamo con i secchi e le bacinelle e mangiamo con i piatti e i bicchieri di plastica. Non ne possiamo più: per quanto altro tempo ancora dovrà andare avanti questa storia?».
La donna ha un appartamento al terzo piano e, come rileva, da oltre sei mesi convive con il dramma della mancanza d’acqua durante il giorno. Un disagio comune all’intero quartiere, fatto di un’utenza fragile, nella maggior parte dei casi anziana, che in questa situazione di pandemia e di incertezze economiche non può permettersi l’acquisto dell’autoclave com’è stato loro più volte suggerito dai tecnici dell’Aca.
«Generalmente», dice Battista, «l’acqua va via intorno alle 8,30 per poi tornare un filino durante il pomeriggio. Ma con questo filino non possiamo fare niente, nemmeno le faccende domestiche. Dobbiamo aspettare le 23 per farci una doccia. Con un figlio disabile da accudire, diventa insostenibile».
«Non avevamo mai avuto questi problemi», scrolla la testa Mirella Ciuffi, un appartamento in via Rigopiano dove vive con il marito e i loro 3 figli, «sono anni che abitiamo in questo quartiere e la pressione è sempre stata buona. Avevano dato la colpa alla siccità, ma adesso che la pioggia c’è e le montagne sono piene di neve perché mai l’acqua continua a non arrivare? Ogni giorno non sappiamo mai quando ci verrà ridata l’acqua, eppure paghiamo regolarmente le bollette e vorremmo usufruire dei diritti e dei doveri». Anche Maria Di Girolamo abita in via Rigopiano e descrive una situazione identica a quella delle altre cittadine: «In estate raccoglievamo l’acqua con le bacinelle ogni sera, scaldandola sul fuoco. Adesso siamo in inverno e continuano i disagi. Mio marito quando torna dal lavoro non può farsi nemmeno una doccia. È da aprile che è iniziata a diminuire la pressione, sempre di più. Ho chiamato anche il tecnico, mi avevano detto che era un problema di caldaia e l’ho fatta riparare. Invece non è cambiato niente, abbiamo solo buttato altri soldi. Le spese per comprare l’autoclave non possiamo sostenerle, ma avere l’acqua è un nostro diritto di cittadini». Alle voci disperate delle famiglie fanno da contraltare i consiglieri di opposizione che reclamano un intervento diretto del sindaco Carlo Masci nei confronti dei vertici dell’Aca per porre fine al disagio.
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