«Sbagliato rifiutare la profilassi certe malattie possono tornare»

PESCARA. Carla Granchelli, è direttrice del Sevizio Igiene sanità pubblica della Asl di Pescara. Da qualche giorno è pienamente operativo il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019,...
PESCARA. Carla Granchelli, è direttrice del Sevizio Igiene sanità pubblica della Asl di Pescara. Da qualche giorno è pienamente operativo il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019, varato il 19 gennaio scorso, con il nuovo Calendario e al loro inserimento nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza. Ieri la Regione Abruzzo ha presentato il piano che riguarda il meningococco. È un passo avanti importante.
«Sì e quello che è fondamentale sottolineare, è che la lotta vaccinale va combattuta non solo contro la meningite, che più che altro definirei un’epidemia mediatica, ma contro la difterite, il morbillo, la rosolia, la parotite, virus i quali ci preoccupano tantissimo. Abbiamo un piano per eradicarli, ma è necessaria un’alta copertura per interrompere la trasmissione di essi. Poi si pensi che nel 2009 avevamo, in regione, delle ottime coperture, mentre invece, ora, ci siamo abbassati a percentuali pari all’88%, quando quella ottimale è del 95%. E quello che preoccupa di più è che siamo scesi anche con le vaccinazioni che avevano tenuto. Parlo di quelle contro la polio, la difterite e le epatiti, dunque lo zoccolo duro».
C’è un rischio che questi virus, debellati da tempo, possano tornare?
«Come no, certo. La polio può tornare. In Europa c’è e anche in Italia. La polio, per dirne uno, è un virus che circola molto di più degli altri. In Siria, per esempio, durante la guerra, sono stati registrati 36 casi».
Quindi ci sono malattie di cui dobbiamo preoccuparci di più rispetto per esempio all’infezione da meningococco?
«Sì. La gravità del morbillo, per esempio, è più preoccupante di quella della meningite, come impatto. Questo perché l’encefalite, come complicazione del morbillo, è più grave dell’encefalite provocata dal meningococco».
Secondo lei, il fenomeno dell’immigrazione è una delle cause del ritorno di queste malattie?
«Ormai si passa da una parte all’altra del globo e c’è una circolazione maggiore delle genti, se paragonata a prima. Ma può essere che chi arriva, sia vaccinato. Il problema centrale infatti rimane il vaccino. Se si è vaccinati, il problema non c’è. E sottolineo che ora c’è una sicurezza, nei vaccini, vista l’altissima sperimentazione, che non esiste per nessun altro farmaco».
Ecco, secondo lei, perché, in determinate classi sociali, come quelle teoricamente più acculturate, si sono formati gruppi che rifiutano il vaccino?
«Siamo arrivati a questo perché la vaccinazione è diventato un discorso culturale, ed è un discorso culturale in cui si mette in discussione tutto, come la matematica, le grandi scoperte. Poi c’è il paradosso del vaccino diventato vittima di sé stesso, poiché proprio con la scomparsa delle malattie, dovuta all'introduzione della vaccinazione, qualcuno si sente autorizzato a non vaccinare i propri figli. Le malattie si debellano quanto più la copertura vaccinale è alta. Si chiama copertura di gregge».
In Toscana, e in altre regioni, è stata introdotta la vaccinazione obbligatoria per i bimbi dell’asilo nido. In Abruzzo?
«Io penso che anche da noi ci si allineerà. E io sono d’accordo, poiché così si è più stimolati a vaccinarsi e non si rinvia». (v.d.l.)

