Sbarco a Ortona, in salvo altri 43 migranti

Stanno tutti i beni i profughi arrivati al porto: sono stati destinati ai centri del Lazio e i minori a Pescara
ORTONA. Sono 43 i migranti che nella notte tra lunedì e martedì scorsi, alle 3,45, sono arrivati al porto di Ortona sulla nave spagnola Aita Mari. Le condizioni di salute dei profughi sono buone e sono stati già indirizzati nei centri straordinari di accoglienza. È questo il quadro del settimo sbarco al porto di Ortona, da quando lo scalo della provincia di Chieti è stato inserito tra quelli destinati ad accogliere i profughi.
Lo sbarcoSono 43 le persone salvate al largo delle coste libiche venerdì scorso: la maggior parte di loro sono arrivati dal Bangladesh, fanno eccezione due persone di provenienza egiziana e una persona che viene dal Sudan. Al loro arrivo, la macchina dell’accoglienza era già pronta: quasi tutti i migranti sbarcati sono stati diretti nel Lazio, eccetto due minori non accompagnati di 15 e 17 anni, entrambi del Bangladesh, che sono stati destinati a Pescara.
«Stanno tutti bene»«I migranti stanno bene». È questo il primo commento di Massimo Montebello, presidente del comitato di Chieti della Croce rossa e che gestisce le unità locali di Chieti, Francavilla, Guardiagrele e Orsogna. «Hanno fatto un viaggio abbastanza tranquillo, anche perché le condizioni meteo l’hanno permesso», continua Montebello, «abbiamo una struttura al 90 per cento dell’allestimento. Abbiamo recepito un accordo quadro dal ministero dell’Interno che gestiamo, sotto il controllo della prefettura, una struttura che può ospitare fino ad un massimo di 180-200 persone».
l’accoglienzaI 43 migranti sono stati identificati e accolti nella struttura allestita in contrada Tamarete. Una struttura che, aggiunge Montebello, è ormai ben consalidata alle operazioni di accoglienza. «Qualsiasi nave che arriva al porto di Ortona inizia con la procedura medica Usmaf degli uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera», continua Montebello, «una volta terminata questa procedura, i migranti scendono e vengono trasferiti a Tamerete dove c’è una struttura dedicata con un posto medico avanzato per le cure del caso. La questura registra quindi i migranti e provvede alla destinazione, fino ad arrivare nei Cas, centri di accoglienza straordinaria, nei quali i profughi vengono seguiti con un percorso psicologico e sociale di integrazione». E c’è di più: «Abbiamo il nucleo Frl, Restoring family link, che si occupa di ricongiungimento familiare quando i migranti arrivano e hanno necessità di comunicare con i familiari lasciati nei paesi d’origine», aggiunge il presidenti Cri di Chieti, «tutte le operazioni di Croce rossa si svolgono sotto il coordinamento della sala operativa locale di Chieti, con la collaborazione di tutti i comitati locali della Regione coinvolti per la buona riuscita dell’operazione». In provincia di Chieti ci sono undici centri di prima accoglienza ed un centro di seconda accoglienza «Il nostro lavoro è prenderli per mano e cominciare a lavorare con loro percorrendo tutto il procedimento per ottenere il famoso documento che gli permette di integrarsi in Italia», spiega Massimiliano D’Onofrio della cooperativa sociale Versoprobo.
IL PREFETTO Dopo lo sbarco, coordinato dalla prefettura teatina, il prefetto Mario Della Cioppa ha ringraziato volontari e soccorritori che si sono messi in moto in queste ore per garantire le prime cure e l’accoglienza. «È una procedura ormai consolidata», dice Della Cioppa, «devo ringraziare tutti quanti gli attori che abbiamo coinvolto, a cominciare dal sindaco di Ortona, all’Autorità di sistema, alla Capitaneria di porto, alle forze di polizia, alla Croce Rossa Italiana con la quale abbiamo firmato recentemente un protocollo per rendere ancora più fluide le operazioni di allestimento della macchina logistica. Infatti, nell’area di protezione civile di Ortona abbiamo creato un’infrastruttura dove spostiamo i migranti appena arrivano per liberare il porto e restituirlo alle sue ordinarie attività». (m.d’a.)

