Scafa, vince il virus dopo un mese: «Guarito grazie all’aiuto del paese»

SCAFA. «Ti ho sconfitto virus meschino. Sono finalmente guarito, ora posso dirlo a gran voce». Con un messaggio liberatorio affidato ai social, Harry Barbarossa annuncia la fine del suo incubo,...
SCAFA. «Ti ho sconfitto virus meschino. Sono finalmente guarito, ora posso dirlo a gran voce». Con un messaggio liberatorio affidato ai social, Harry Barbarossa annuncia la fine del suo incubo, durato un mese esatto. Dipendente di una ditta per ricambi auto, 35 anni, di Scafa, Harry comincia ad accusare i primi e improvvisi sintomi del coronavirus nella notte tra il 26 e il 27 aprile.
NESSUN CONTATTO «Fino a quel momento, ero stato bene e non avevo avuto contatti con positivi. Almeno di cui fossi a conoscenza. È iniziato tutto con un fortissimo mal di testa e un'intensa sudorazione. Nell'arco di 12 ore sono comparsi tutti i sintomi. Tremendi dolori articolari, febbre alta, respiro corto. Ho perso gusto e olfatto e gli occhi lacrimavano continuamente».
Barbarossa, che vive in casa con la madre Annamaria, il papà Antonino e il fratello 25enne Mattia, viene sottoposto a tampone il mercoledì successivo e dopo qualche giorno arriva l'esito. Positivo al coronavirus.
IL TAMPONE «Il giorno del tampone è stato il più difficile», ricorda Harry. «Per fare l'esame, mi hanno fatto andare in ospedale a Pescara. Avevo la febbre alta. Per prassi, nessuno avrebbe potuto accompagnarmi e quindi ho dovuto guidare da solo con tutti i sintomi». Cominciano le cure a base di antibiotici, un antimalarico e cortisone.
UN MESE DA SOLO «Dopo otto giorni, la febbre è andata via e piano piano ho cominciato a sentirmi meglio. Olfatto e gusto li ho recuperati da pochi giorni».
Per un mese, Harry trascorre le sue giornate isolato dalla famiglia, per evitare contagi. «Mi sono chiuso in camera, avevo un bagno per me e mangiavo nel piccolo studio, dove in genere suono. La paura più grande», confessa «non era per me stesso, ma di aver contagiato i miei colleghi e la mia famiglia. Mia madre soffre di problemi respiratori, e da quando è esplosa la pandemia, prima di ammalarmi, io e mio padre eravamo i soli a uscire per la spesa familiare».
FAMIGLIA IN ISOLAMENTO Una volta scoperta la positività di Harry, scatta l'isolamento preventivo anche per madre, padre e fratello, risultati poi negativi al tampone.
«Abbiamo potuto contare sulla preziosa collaborazione del Comune di Scafa, della farmacia e del supermercato del nostro paese che ci sono stati davvero molto vicini. Questo è un virus che non ti avvisa» dice ancora il giovane. «Ascoltare ogni giorno i numeri delle vittime. Vedere le immagini dei carri armati che trasportavano le salme è stato dolorosissimo. È stata un'esperienza che ha rinforzato la consapevolezza di quanto siano importanti la vita e gli affetti personali».
FIDANZATA E BICICLETTA Dopo la comunicazione del secondo tampone negativo, pochi giorni fa, il 35enne è tornato a uscire.
«Non vedo l'ora di incontrare Alessia, la mia ragazza, che seppure a distanza mi è stata molto vicina. Appena sarà possibile, voglio tornare a pedalare all'aria aperta. Non tanto per l'allenamento quanto per la sensazione di libertà che la bici sa regalarmi».
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