Scatta il semestre bianco: stop ai sindaci candidabili

11 Agosto 2023

L’Anci delusa: «Chi vuole tentare dovrà dimettersi 120 giorni prima del voto» E sulle nomine dei manager Asl insorge il Pd: «Non si fa nel periodo elettorale»

PESCARA. La notte di San Lorenzo fa cadere le stelle e scattare il semestre bianco. È uno spartiacque politico. Da ieri infatti la Regione è costretta a rimanere a bocce ferme. Non può ad esempio legiferare su alcune materie, prevalentemente quelle elettorali. Tutto deve rimanere com’era. Anche i sindaci di centri con più di 5mila residenti che aspirano a candidarsi per le regionali di marzo 2024 dovranno dimettersi dalla carica 120 giorni prima del voto, costringendo propri Comuni a un lungo periodo di commissariamento prefettizio.
Per quelli con meno abitanti invece c’è la possibilità di candidarsi senza dimettersi. Solo se eletti, dovranno scegliere tra i due incarichi, Comune o Regione. C’era però una proposta di modifica della legge elettorale, fortemente voluta dall’Anci Abruzzo, che avrebbe permesso anche ai primi cittadini di centri over 5mila abitanti di dimettersi a verdetto delle urne acquisito. Ma l’occasione è sfumata alla mezzanotte di ieri insieme alla proposta di legge.
Non è però l’unica protesta sollevata ieri. L’altra, cavalcata dal Pd, riguarda la selezione in corso dei nuovi manager delle quattro Asl abruzzesi. Dei 48 aspiranti direttori generali, in 39 si sono presentati a colloqui con la commissione esaminatrice presieduta dall’alto dirigente della Regione, Emanuela Grimaldi: 17 candidati sono stati ascoltati lunedì scorso, gli altri 22 il giorno successivo. Fonti della Regione svelano che sia Maurizio Di Giosia a Teramo sia Thomas Schael a Chieti vanno verso le riconferme, mentre per L’Aquila e Pescara la partita è aperta perché Ferdinando Romano si è autoescluso non ripresentando la domanda mentre Vincenzo Ciamponi, iscritto al colloquio, ha dato forteit.
La Commissione, entro fine mese, dovrà indicare una terna di nomi per ciascuna Asl. E tra questi, il governatore Marco Marsilio sceglierà le due figure nuove. Fin qui l’iter amministrativo che però cade in un momento delicato, quello del semestre bianco. Procediamo con ordine.
IL CASO DEI SINDACI.
Gianguido D’Alberto, sindaco di Teramo e presidente dell’Anci Abruzzo, sfoga la sua amarezza: «Rimane un’occasione persa perché i tempi per modificare la legge elettorale c’erano. La Regione non ha voluto ascoltare la voce dei sindaci». Una voce peraltro trasversale visto che i primi cittadini che aspirano a una candidatura in Regione sono di centrosinistra e centrodestra.
Un esempio per tutti è quello di Jwan Costantini, sindaco leghista di Giulianova che se vorrà ancora candidarsi per i piani alti della politica regionale dovrà dimettersi quattro mesi prima del voto, a novembre, costringendo la sua città al commissariamento senza alcuna certezza di essere eletto in Regione.
IL CAPITOLO MANAGER.
Per Silvio Paolucci, capogruppo del Pd in Consiglio Regionale, «la corsa al toto-manager è iniziata in dirittura d’arrivo della legislatura regionale e tutti zitti e allineati per quella che sarà una riffa che nulla ha a che vedere con la qualità della sanità regionale, pesantemente scaduta e a rischio. Scelte che pagheranno gli abruzzesi, gli stessi che pagheranno le revoche illegittime dei manager Armando Mancini e Roberto Testa e del direttore dell’Asr, Alfonso Mascitelli (tutti vincitori di ricorsi contro il governo regionale di centrodestra, ndr)».
Il capogruppo dei dem quindi accusa Marsilio. «Ritengo del tutto inopportuno», sottolinea Paolucci, «che un presidente in scadenza di mandato nomini direttori generali per 3/5 anni, lasciando alla prossima giunta l’onere di governare decisione e conseguenze».
Paolucci conclude con un precedente che pesca nel suo passato non remoto: «Da assessore regionale alla sanità ricordo una diffida di fuoco per la semplice proroga del direttore della Asl di Chieti fatta per dare copertura agli atti di competenza, dopo che gli uffici del Dipartimento alla Salute avevano ritenuto improcedibile la nomina di un nuovo direttore generale a scadenza così ravvicinata dal voto. Nonostante la legittimità a procedere», afferma, «mi ritrovai puntato contro l’indice accusatore del consigliere regionale Mauro Febbo. Indice che però oggi né lui, né altri hanno il coraggio e l’onestà intellettuale di levare verso chi sta per fare scelte inopportune e di potere». (l.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.