Scivolano sul ghiaccio muoiono due alpini

16 Novembre 2014

L’incidente è avvenuto a “Conca degli invalidi” nel vallone dei Ginepri Sono due giovani pugliesi. Il maltempo impedisce il recupero delle salme

L’AQUILA. Usciti sani e salvi da una pericolosissima missione in Afghanistan nel 2013 come fucilieri hanno trovato la morte durante una passeggiata sul Gran Sasso nel loro giorno di riposo, traditi da ghiaccio e nebbia. Per loro una sorte beffarda e una dinamica che non lascia scampo: sono scivolati per almeno quattrocento metri.

La tragica escursione nella Conca degli invalidi, nel vallone dei Ginepri, sul Corno Grande a circa 2130 metri nel versante teramano, è costata la vita a due giovani alpini pugliesi, di stanza alla caserma Pasquali dell’Aquila già da alcuni anni. Si tratta di Giovanni De Giorgi, 26 anni, di Galatina (Lecce) e Massimiliano Cassa (29) di Corato (Bari), entrambi avevano il grado di caporalmaggiore del Nono Reggimento.

Il timore di una tragedia, su una montagna che non perdona errori, era già serpeggiato nella serata di venerdì scorso quando un amico dei due militari che li stava aspettando, non avendo più loro notizie e non ottenendo risposte dai cellulari, è andato a Campo Imperatore dove ha visto le loro macchine parcheggiate. Ma di essi nessuna traccia. Subito ha dato l’allarme, ma forse la tragedia si era già consumata.

Le ricerche, coordinate dalla prefettura, sono iniziate intorno alle 22 nella speranza che i due giovani, sorpresi dal maltempo e dall’oscurità, avessero trovato rifugio da qualche parte in attesa della mattina.

Lo spiegamento di forze è stato notevole. Il ritrovamento di un mazzo di chiavi e delle orme aveva fatto intuire ai soccorritori il percorso seguito dai ragazzi pugliesi. Ma non è servito.

I due alpini si erano avviati venerdì mattina da Campo Imperatore verso il Corno Grande approfittando di una giornata discreta, ma nelle ore successive il cielo si era schiarito rendendo più piacevole l’escursione. Quello che è accaduto dopo è solo frutto di una ricostruzione assai verosimile ma che attende altri elementi di valutazione.

I due stavano percorrendo la via «normale», uno dei tre tracciati per arrivare in vetta al Corno Grande, quella più facile. Poi ci sono la via delle Creste e la Direttissima (questa sul versante aquilano è più complessa). Ma, come dicono gli esperti anche la via normale presente delle insidie. Si tratta di un percorso poco esposto al sole e pertanto si formano delle lastre di ghiaccio che spesso non è facile individuare quando c’è poca luce. E poi, talvolta, le lastre sono sotto un piccolo strato nevoso.

Si ipotizza che i due giovani alpini, a causa della nebbia e forse dell’oscurità, siano scivolati sul ghiaccio precipitando per centinaia di metri con fatale impatto contro le rocce. A tradirli, forse, anche il repentino cambiamento del clima che ad alta quota è una regola e forse il fatto che non avessero un’attrezzatura adeguata all’alta montagna. Probabile, come è accaduto a molti, che avessero anche smarrito l’orientamento.

Ieri mattina, dopo lo stop notturno, sono riprese le ricerche e i soccorritori che erano sull’elicottero del 118, potuto decollare solo dopo le 9 a causa della nebbia ad alta quota, hanno individuato, (prima uno e poco dopo l’altro), i corpi senza vita dei militari. Si trovavano proprio dove si era ipotizzato che potessero stare.

Fin dai primi momenti del recupero era giunto a Campo Imperatore, al fine di avere immediate informazioni, anche il comandante della caserma degli alpini.

Nel frattempo, dopo che erano stati allertati nella notte dagli stessi militari, sono arrivati sul posto i familiari dei due ragazzi che sono stati ospitati in caserma.

Le operazioni di recupero delle salme non sono state portate a termine nonostante l’impegno profuso.

L’elicottero del 118 ha volteggiato a lungo nel tentativo di far imbragare e vericellare le salme e portarle all’Aquila. Le operazioni, dopo ripetuti tentativi, sono state sospese essendo rischiose per i soccorritori: il fortissimo vento ha impedito al pilota del velivolo di fare pericolosissime manovre a poche decine di metri dalle rocce, manovre rese più rischiose per via della nebbia.

Si è deciso, pertanto, di chiudere le salme in contenitori termici e lasciarle lì nella speranza di poterle recuperare oggi confidando in un tempo più clemente. Una scelta che nessuno avrebbe voluto prendere ma la logica non consentiva alternative.

La magistratura sembra convinta che si tratti di una fatalità che non merita grandi approfondimenti almeno dal punto di vista penale.

Infatti, secondo quanto si è appreso, il sostituto procuratore della Repubblica di Teramo, competente per territorio, Stefano Giovagnoni, ha escluso la necessità di fare l’autopsia disponendo, per quando sarà possibile, la riconsegna delle salme alle famiglie.

Oggi, se sarà portato a termine il recupero, le salme verranno trasportate nell’obitorio dell’ospedale San Salvatore del capoluogo di regione.

La camera ardente sarà successivamente allestita in caserma.

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