Scontri a Latina, in arrivo i Daspo Oggi il processo all’ultrà pescarese

18 Febbraio 2015

Il venditore ambulante di pesce arrestato per la rissa con bastoni va davanti al giudice per la convalida Le immagini dei tafferugli al setaccio degli investigatori, in 5 rischiano il divieto di assistere alle partite

PESCARA. Sono in arrivo 4/5 richieste di Daspo (il divieto di recarsi alle partite) per i tifosi pescaresi e del Latina che, poco prima dell’inizio della partita Latina-Pescara, hanno partecipato alla rissa con i tifosi del Latina all’esterno dello stadio Domenico Francioni. I poliziotti della Digos di Latina, insieme ai colleghi di Pescara diretti da Leila Di Giulio, stanno infatti terminando di esaminare i filmati della rissa ripresa delle telecamere e, una volta individuati i tifosi coinvolti, è probabile che partiranno ulteriori provvedimenti di divieto di partecipare alle partite. Intanto, ieri mattina, una ventina di tifosi nerazzurri hanno accompagnato con striscioni e cori di “solidarietà” l’udienza che si è svolta al tribunale di Latina per i sette tifosi del Latina arrestati per cui è stato convalidato l’arresto e disposto l’obbligo di firma.

Per l’ultrà pescarese, il venditore ambulante di pesce Alfredo D’Angelo, di 32 anni, l’udienza di convalida si terrà invece stamattina al tribunale di Pescara perché D’Angelo è stato arrestato dalla Digos di Pescara diretta da Leila Di Giulio il giorno dopo i disordini. D’Angelo è accusato di rissa, resistenza a pubblico ufficiale e travisamento perché, secondo la versione dell’accusa, sarebbe stato uno dei tanti tifosi a imbracciare l’asta di una bandiera e a scontrarsi con i tifosi avversari. Una versione non riconosciuta dai Rangers per cui, invece, il tifoso biancazzurro sarebbe stato vittima, come loro, di un agguato da parte della tifoseria del Latina. «Sono stati loro a tirarci gli oggetti mentre eravamo ancora sui pulmini», dicono i Rangers.

Sarebbero stati i «tifosi pescaresi a provocare», secondo la ricostruzione fatta del dirigente della Digos di Latina Roberto Artusi, perché prima gli ultrà – secondo i poliziotti – non avrebbero seguito il percorso controllato, non presentandosi all’autogrill dove li aspettava la questura, poi sarebbero entrati nell’ingresso della tifoseria locale non curanti delle transenne e dei vigili urbani e poi, una volta in via Dei Mille, sarebbero scesi dai pulmini e dalle auto con il volto coperto e con le aste delle bandiere in mano. A quel punto, secondo la ricostruzione dei poliziotti, lo scontro con la tifoseria avversaria sarebbe stato inevitabile e il gruppo avrebbe cominciato a darsele di santa ragione usando, da ambo le parti, bastoni e aste delle bandiere.

Da un lato i circa trenta tifosi del Pescara arrivati con due pullmini e dall’altro quelli del Latina quando ormai mancava un quarto d’ora al fischio di inizio della partita. A quel punto, a sedare gli animi, sarebbe intervenuta la Digos che avrebbe anche disperso la folla con i lacrimogeni. Poi, con i filmati alla mano, i poliziotti della Digos di Latina hanno arrestato otto persone tra cui i tifosi nerazzurri per cui ieri il giudice ha disposto l’obbligo di firma e, in attesa del provvedimento del questore, anche il divieto di avvicinarsi allo stadio.

I sette ultrà del Latina sono: Giancarlo Alessandrini di 41 anni, capo degli ultrà nerazzurri, Emanuele Minniti di 20 anni, Alessio Di Razza di 19 anni, Mirko Abbracciante di 30 anni, Massimo Scarpati di 50 anni, Stefano Simi di 38 anni e Giancarlo Fabroni di 42 anni accusati, a vario titolo, di rissa, violenza, resistenza a pubblico ufficiale, rapina, lancio di oggetti, violenza durante le manifestazioni sportive e travisamento.

Ma il caso non è chiuso e le indagini proseguono perché gli investigatori stanno terminando di esaminare i filmati ed è molto probabile che, una volta identificati gli altri tifosi, scatteranno altre richieste di Daspo per i tifosi biancazzurri.

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