Scontro sul deficit da 33 milioni Alessandrini: trovai solo debiti

Masci canta vittoria per i conti in miglioramento dopo 8 anni, l’ex sindaco Pd ripercorre le tappe che portarono a tagli e rialzi: «Nel 2009 il Pd lasciò 19 milioni in cassa, ma quando arrivai io era vuota»
PESCARA. È ancora polemica sul buco da 33 milioni di euro che, nel 2015, ha provocato il predissesto del Comune di Pescara. Con la città proiettata verso l’uscita dalla procedura di riequilibrio finanziario dopo quasi 10 anni di tagli alle spese e rialzi delle tariffe, non c’è certezza sulle responsabilità: ma chi è stato davvero la causa del deficit? È una domanda impossibile.
MASCI: SPESE SCELLERATE L’ultimo capitolo della saga è questo: ieri, il sindaco Carlo Masci di Forza Italia, incassando il voto positivo del consiglio comunale sul bilancio consolidato, ha detto che «scelte e spese azzardate e scellerate» risalenti al passato hanno portato la città «a un passo dal baratro del fallimento com’è successo a Chieti».
ALESSANDRINI: CASSA VUOTA Il predecessore di Masci è stato Marco Alessandrini del Pd, sindaco tra il 2014 e il 2019: «Il lunedì dopo le elezioni, formalmente vincitore ma non ancora insediato, passai tutto il pomeriggio nello studio del dottor Mimmo Velluto, uno dei revisori, che mi spiegò quello che di lì a poco avrei trovato in Comune: mi disse che nella stanza del sindaco non avrei trovato neanche più il pavimento perché chi mi aveva preceduto non si era posto il problema dei conti». Alessandrini riavvolge il nastro e torna al 2014: è stato proprio lui, nei mesi successivi, a dare il via al predissesto. «Ci avventurammo sull’unica strada possibile, quella che consentisse al Comune di non andare a picco», racconta, «ovviamente fu una scelta politica non neutra. Il piano che impedì il default del Comune è ancora lì». A distanza di quasi 10 anni, il Comune sta per uscire dalla procedura di riequilibrio finanziario e Masci canta vittoria parlando di un passato di spese folli. «Se il sindaco parla così», commenta Alessandrini, «immagino che si riferisca all’amministrazione di centrodestra che guidò il Comune tra il 2009 e il 2014; per combinazione, l’assessore al Bilancio dell’allora sindaco Luigi Albore Mascia è lo stesso dell’attuale giunta Masci». Alessandrini non lo cita ma parla di Eugenio Seccia di Forza Italia che ieri, in consiglio, ha presentato così i dati del bilancio incassando il sì della maggioranza di centrodestra: «Il valore del risultato economico è positivo e dà un’immagine dinamica dell’ente. Esprimo soddisfazione per lo stato di salute generale del Comune e delle sue partecipate», queste le parole dell’assessore.
«19 MILIONI SPARITI» E allora la responsabilità del predissesto sarebbe dell’amministrazione Albore Mascia? «Quella amministrazione», risponde Alessandrini, «non ha fatto niente per discostarsi dalla linea tipica del passato da prima repubblica». E quella precedente, il centrosinistra di Luciano D’Alfonso, lo fece? «Suppongo idem», dice Alessandrini, «ma quando, nel 2009, il centrosinistra lasciò il Comune c’erano 19 milioni in cassa; nel 2014, io non trovai più niente: c’erano tanti debiti e anticipazioni di tesoreria da milioni di euro con il rischio di non pagare nemmeno gli stipendi ai dipendenti». L’ex sindaco fa un esempio: «Fino quando mi insediai io, le sale dell’Aurum si concedevano gratis ai club service per le cene di gala: il pagamento dell’affitto arrivò con la mia amministrazione. Rivendico la serietà dell’azione politica della mia amministrazione che affrontò l’emergenza fin da subito. Dichiarare il predissesto non è come giocare a padel e a golf: non ci si diverte affatto».
MASCIA: TUTTO IN REGOLA Prima di Alessandrini, c’era Albore Mascia, l’attuale assessore ai Lavori pubblici di Forza Italia: «Nel 2009 mi accorciai le maniche perché c’era il problema dei debiti fuori bilancio lasciati da D’Alfonso. Di fronte a certe situazioni avrei voluto riconsegnare le chiavi del Comune al prefetto ma andammo sempre avanti», dice Albore Mascia, «il 2013, poi, fu un anno tremendo a causa dei trasferimenti dallo Stato: c’era incertezza sulle cifre che il Comune avrebbe incassato. Oltre ai debiti di D’Alfonso, c’erano anche il lodo arbitrale dell’Enel, che esponeva l’ente per 13-14 milioni, e questioni burocratiche sui crediti non esigibili che si trascinavano fin dai tempi di Carlo Pace sindaco. A causa di tutto ciò, ci trovammo con uno scompenso di 5 milioni anche se, in seguito, una sentenza della Corte costituzionale chiarì che la responsabilità non era affatto del Comune. Politicamente si può dire tutto e il contrario di tutto ma nessuno scialacquava i soldi dei pescaresi». Sul predissesto, Albore Mascia ha la sua idea: «Il predissesto fu tirato per i capelli dal centrosinistra. La stretta sulle spese e la leva fiscale al massimo lanciarono l’amministrazione Alessandrini. Noi governammo seriamente, altrimenti io avrei subito un processo dalla Corte dei conti e mi avrebbero decurtato l’indennità: così non è stato perché non ci fu alcuna responsabilità».
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