Scontro sul ponte sospeso Il Wwf boccia il progetto

L’opera da 7 milioni di euro tra i monti di Lettomanoppello e Roccamorice Di Francesco: idea sciagurata, non aiuterà il turismo. Ricci: scelta fuori tempo
LETTOMANOPPELLO. «Intitolare a Celestino V un ponte che violenterà la montagna arrecando danni enormi già dalla fase di cantiere, se mai questa sciagurata idea dovesse trovare concreta realizzazione, rappresenta di per sé una scelta sbagliata». Con queste parole il Wwf Chieti-Pescara, con la presidente Nicoletta Di Francesco, boccia l’infrastruttura, lunga 200 metri e finanziata con 7 milioni di fondi del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che andrà a collegare i comuni di Lettomanoppello e Roccamorice con i territori circostanti.
«Pietro Angeleri (o, secondo altre fonti, Angelerio)», prosegue il Wwf, «per l’intera sua esistenza, tranne la breve esperienza sul soglio pontificio (fu Papa dal 29 agosto al 13 dicembre 1294) ha cercato pace e tranquillità sulle montagne abruzzesi sino a guadagnarsi fama di santità già in vita con il nome di Pietro da Morrone; fuggirebbe certamente inorridito di fronte a un’opera assurda, peraltro nel cuore di un parco nazionale. Un ponte da 200 metri che avrebbe l’unico scopo di accelerare i tempi per raggiungere stazioni sciistiche che i cambiamenti climatici hanno già messo in crisi e che in pochi anni cesseranno ogni attività, se non saremo capaci di reinventarle per un turismo morbido e senza neve, praticabile tutto l’anno, proprio quel tipo di approccio che oggi molti, come fu per Pietro Celestino, prediligono e per il quale il ponte rappresenterebbe un deterrente e non un invito».
La realizzazione del ponte Celestino V è stata ratificata in consiglio comunale. La previsione è che veda la luce entro tre anni, con inizio dei lavori a luglio 2024 per concludersi nel dicembre 2026. «Non è affatto una straordinaria occasione per lo sviluppo turistico ed economico dei territori», incalza Di Francesco, sottolineando che «siamo in un’area a elevato rischio sismico con presenza di numerose faglie attive». «La miopia che affligge la politica italiana», rincara la dose la delegata del Wwf Italia per l’Abruzzo Filomena Ricci, «porta a ritenere eternamente valide scelte che hanno funzionato in passato ma che oggi sono fuori tempo, come l’insistenza sugli impianti di risalita, spesso ipotizzati (o, peggio, realizzati con spreco di risorse pubbliche) persino a quote altimetriche nelle quali l’innevamento naturale è da anni una rarità e dove persino la neve sparata con i cannoni è spesso inutilizzabile a causa di temperature troppo elevate, al di là dello spreco di una risorsa idrica sempre più preziosa».

