Scoppia l’emergenza pediatri La Asl: «Assunzioni in arrivo»

Denuncia dei genitori: «Ce ne sono pochi e tutti pieni, così l’assistenza ai nostri figli non è assicurata» Il sindacato Fimp: «Disagi anche per noi professionisti, non possiamo andare in ferie né in malattia»
PESCARA. Scarseggiano i pediatri nel Pescarese: ne mancano all’appello quasi una ventina. Prima dell’emergenza Covid erano in servizio 45 pediatri nel territorio della Asl di Pescara; oggi i pediatri sono ridotti a 27, tra pensionamenti regolari e quiescenze anticipate. E i disagi si susseguono: la cronica carenza dei medici dei bambini è denunciata periodicamente dalle famiglie che impiegano mesi, tra ricerche online o agli sportelli di scelta e revoca dei distretti sanitari, per trovare un pediatra che non abbia già raggiunto la quota massimale di assistiti, circa mille. La Asl annuncia rinforzi per provare a bloccare la carenza di medici: tre pediatri sono in arrivo ad agosto. Ma non bastano.
«Il carico di lavoro è oneroso», spiega Maurizio Lanci, pediatra e segretario provinciale del sindacato Fimp (Federazione italiana medici pediatri), «non riusciamo a fare le ferie né metterci in malattia, né tanto meno abbiamo possibilità di fare sostituzioni perché siamo troppo pochi. Dalla pandemia», dice, «abbiamo ereditato tanto lavoro attraverso i sistemi informatici, Whatsapp, mail, e l’abitudine è rimasta, quindi trascorriamo molto del nostro tempo a rispondere ai messaggi dei genitori che ci chiedono consigli o ci manifestano le loro preoccupazioni per i malanni dei loro figli». Tanto lavoro che alcuni non reggono e «decidono di andare in pensione anche prima del raggiungimento dei 70 anni. C’è anche chi», assicura Lanci, «ha scelto di andare a lavorare fuori regione o è stato cooptato in ospedale e in questo caso ritiene di avere maggiori tutele, tra ferie e permessi. Prima dell’emergenza pandemica eravamo 45 di cui 20 solo a Pescara, ma ora il numero si è dimezzato».
Oggi sono 27 i pediatri che coprono i diversi ambiti territoriali ma, sottolinea Lanci, «raggiungono facilmente il numero massimo degli assistiti, 880, a cui possiamo aggiungerne altri 120 fuori ambito. La Asl ha chiesto alla Regione lo sblocco del massimale per superare i mille, anche fino a 1200. La Regione ha acconsentito ma per sei mesi», fino a settembre.
Nel frattempo i genitori lamentano di dover ricorrere, in emergenza, ai professionisti a pagamento. Paola De Simone, giornalista pescarese, una figlia di 7 anni, racconta la sua odissea: «La mia bimba è iscritta nella lista di un pediatra che è andato in pensione nel giugno 2022. Da un anno sono alla ricerca di un altro medico, ma trovo muri di numeri scorrendo le liste: quasi tutti hanno raggiunto il massimale stando alle piattaforme informatiche del sito istituzionale regionale. Se i siti non funzionano o non offrono un servizio adeguato, meglio oscurarli. Intanto», continua, «sono costretta a cercare medici a pagamento, ma questa formula dovrebbe essere una mia scelta, non esservi costretta. È assurdo che una città come Pescara abbia così pochi pediatri».
Attualmente sono una decina i pediatri al lavoro a Pescara città. Ma la Asl, con il direttore generale facente funzioni Antonio Caponetti, annuncia rinforzi in questi termini: «Su 5 cessazioni, ci saranno tre reintegri. Dal 1° agosto entreranno in servizio due professionisti a Pescara e uno a Scafa, in affiancamento all’altro già operativo su un vasto territorio. Nel frattempo stiamo attivando tutte le procedure possibili per attivare incarichi provvisori dalle liste dei pediatri disoccupati o alle prime armi, calcolando che ogni professionista ha 90 giorni di tempo per aprire uno studio sul territorio prescelto» e che non è la Asl a indicare. «Intanto», prosegue la Asl, «abbiamo sensibilizzato le famiglie a rivolgersi ai medici di base, che possono seguire i bambini dai 7 ai 14 anni e stiamo consentendo di scegliere il proprio medico di fiducia anche al di fuori dei propri ambiti, quindi, se un pediatra ha raggiunto il massimale di pazienti, le famiglie possono scegliere un medico di un comune diverso».

