Scopre i ladri a rubare l’auto «Mi hanno puntato la pistola»

2 Agosto 2019

«Fatti gli affari tuoi»: così i due banditi hanno affrontato il testimone prima di fuggire Ma uno è stato preso dalla polizia: in casa, a Chieti scalo, aveva refurtiva e arnesi da scasso

PESCARA. Era pronto a sparare, con una vecchia pistola semiautomatica arrivata in Italia da chissà dove ma perfettamente funzionante. E proprio con quell’arma ha minacciato un uomo che lo ha scoperto durante il furto di un’auto insieme a un complice, in via Puccini. Gli ha puntato contro l’arma e lo ha invitato a farsi i fatti suoi per cui il malcapitato si è allontanato rapidamente ma ha subito contattato la sala operativa della questura per lanciare l’allarme sull’ennesimo episodio di violenza che si è consumato a Pescara nell’ultimo periodo.
Nel giro di pochissimo (erano le 2) i poliziotti della squadra volante c’erano. E hanno rintracciato uno dei due ladri, L.C., un 26enne irregolare sul territorio nazionale, che vive a Chieti scalo, in via Gissi. Condivide quella casa con un suo connazionale, A.H., 31 anni, suo complice nel furto dell’altra notte, irreperibile proprio dal momento in cui le pattuglie sono arrivate in via Puccini.
Quando hanno capito di essere spacciati, il 31enne è sparito e il 26enne si è allontanato rapidamente in direzione del mare, con la pistola. Ma fortunatamente non l’ha usata, né contro l’uomo che lo aveva scoperto poco prima con le mani nel sacco né contro la polizia. È stato raggiunto dagli agenti sul lungomare, ma il ladro è andato oltre, sulla spiaggia, dove è stato fermato a fatica e disarmato. Nei suoi confronti è cominciata la perquisizione, per scoprire cos’altro avesse addosso. E si è capito subito che si tratta di un ladro di professione visto che aveva con sé un passepartout per accendere le auto e alcune pallottole. Aveva anche le chiavi della casa di Chieti scalo dove gli uomini della squadra volante, diretti da Paolo Robustelli, si sono spostati subito dopo per una perquisizione. Non c’era traccia del suo inquilino ma c’erano segni tangibili dell’attività delinquenziale della coppia, già nota alle forze dell’ordine. Nella casa, infatti, c’era il bottino di diversi furti, o almeno questa è l’ipotesi della polizia che ha trovato alcune decine di occhiali da sole di marca, cellulari, navigatori satellitari, macchine fotografiche, chiavette Usb, portafogli. E poi c’erano gli arnesi da lavoro, quelli usati per lo scasso, e cioè degli scalpelli in acciaio, 6 antenne di apparecchi jammer (che servono a disturbare le frequenze), coltelli multiuso, un passamontagna nero, e uno spinotto inibitore di batteria per auto. Materiale a sufficienza, dopo quello che era successo tra via Puccini e il mare, per incastrare il 26enne che è finito direttamente in carcere per diversi reati e cioè concorso in tentata rapina aggravata, porto abusivo di arma da fuoco, ricettazione, resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Per gli stessi reati è stato denunciato anche il complice che la polizia continua a cercare non solo a Pescara ma anche a Chieti.
Arnesi da scasso, probabile refurtiva e pistola sono finiti sotto sequestro e proprio sull’arma sono in corso gli accertamenti della polizia scientifica.