Scritti e lingua straniera: le novità per i concorsi

17 Aprile 2022

E dal prossimo anno via il canone Rai dalla bolletta della luce già troppo cara Nel dettaglio la ventata di cambiamenti introdotta dal piano nazionale di ripresa

Una ventata di cambiamenti per i concorsi pubblici portata in dote insieme ai fondi europei del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Il governo ha appena ricevuto una prima parte del finanziamento (circa 21 miliardi), in seguito al raggiungimento di alcuni obiettivi posti dall’Europa, e ora intende accelerare mettere a terra le modifiche annunciate e contenute nel decreto “Pnrr”. Vediamole nel dettaglio.
Le novità per i concorsi
Corpose novità riguardano lo svolgimento dei concorsi pubblici: per partecipare alle selezioni diventa necessario attestare la conoscenza di una lingua straniera; inoltre, il reclutamento del personale dovrà avvenire solo attraverso il sito “InPA”. Nei concorsi per il personale non dirigenziale, poi, sarà necessario sostenere almeno una prova scritta, anche a contenuto teorico-pratico, e sempre una prova orale, comprendente anche l’accertamento della conoscenza di almeno una lingua straniera.
Per quanto riguarda il portale “InPA”, di fatto è stato ufficializzato come unica porta d’accesso al lavoro nella pubblica amministrazione, ma saranno introdotti anche corsi di formazione per favorire la parità di genere tra i dipendenti pubblici e regolarne il comportamento nell’uso dei social network.
Dal 1° luglio, infatti, progressivamente il portale del reclutamento “InPA” diverrà l’accesso esclusivo per partecipare alle selezioni per posti a tempo determinato e indeterminato nelle pubbliche amministrazioni, inizialmente solo per quelle centrali e in seguito anche per Regioni ed enti locali. InPA è già online dall’agosto dello scorso anno. ma ora diventerà un’arma in più per semplificare e accelerare le procedure per i concorsi. Per quanto riguarda i nuovi assunti, è previsto un corso di formazione sui temi dell’etica pubblica.
La stretta sui pagamenti
Con l'approvazione del decreto Pnrr, il governo ha anche deciso di anticipare al 30 giugno l'entrata in vigore delle nuove regole contro l'evasione fiscale.
I titolari dei negozi e i professionisti che rifiutano i pagamenti digitali con il Pos verranno sanzionati a partire dal 30 giugno.
La norma, che inizialmente avrebbe dovuto entrare in vigore a gennaio 2023, fa parte del pacchetto contro l’evasione fiscale previsto tra gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Si prevede una multa fissa di 30 euro, aumentata del 4% del valore dell’operazione il cui pagamento non è stato accettato tramite bancomat, carta di credito o carta prepagata.
Nello stesso pacchetto di norme anti evasione, si attesta che, per le partite Iva in regime forfettario entro i 25mila euro di reddito fino al 2024, non è obbligatoria la fatturazione elettronica. E ancora, per contrastare il lavoro nero, nascerà un portale nazionale del sommerso che sostituisce e integra le banche dati attraverso cui l'Ispettorato nazionale del lavoro, l'Inps e l'Inail condividono gli accertamenti ispettivi.
Via il canone Rai
dalla bolletta
Dal 2023, poi, il canone Rai non sarà più compreso nella bolletta della luce. È l’impegno che ha preso il governo accogliendo un ordine del giorno al decreto Energia.
La misura non è direttamente compresa nell’ultimo decreto Pnrr, ma era tra gli impegni presi con l’Europa tramite il Piano di ripresa e resilienza (Pnrr), in cui tra le altre cose si diceva che dai costi dell’energia sarebbero spariti tutti gli “oneri impropri”, nei quali rientra appunto anche il canone di abbonamento alla televisione, dovuto allo Stato da chi possiede un apparecchio televisivo. Inserito come voce nelle utenze elettriche nel 2016 dal governo di Matteo Renzi, con l’intento di contrastare l’evasione fiscale dell’imposta sui televisori, il canone Rai si appresta dunque a sparire dalle bollette elettriche.
A partire dal 2023, l’imposta sulla detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione di radioaudizioni televisive (questa la definizione esatta del canone) tornerà a essere un’imposta gestita in autonomia perché, come sostiene l’Unione Europea, non si può chiedere obbligatoriamente ai fornitori di energia di riscuotere oneri non legati al proprio settore di mercato, né ai consumatori di pagare nella stessa bolletta un costo legato a un servizio diverso. Il Canone, molto probabilmente, verrà pagato come si faceva in passato, cioè tramite il classico bollettino postale.