Scuole aperte oppure no? Faccia a faccia tra esperti

La scienziata abruzzese Santuccione: «Sono luoghi sicuri. Non vanno chiusi» L’infettivologo Parruti: «Io invece dico no, lì si può generare la super diffusione»
“Chi apre una scuola, chiude una prigione”. Rispolvera una citazione dello scrittore e drammaturgo francese, Victor Hugo, per rendere l’esatta dimensione di quanto la scuola resti un «pilastro inamovibile», seppure in piena pandemia. La scienziata Antonella Santuccione Chadha, originaria di Cepagatti, co-fondatrice e Ceo dell’associazione Women’s Brain Project, già donna dell’anno nel 2019 e inserita di recente dalla rivista “Women in business” tra le 100 donne più influenti nel business in Svizzera, ritiene che «il processo di apprendimento in presenza non debba essere interrotto».
«Un discorso già avviato ad aprile con un webinar organizzato da Women’s Brain Project in cui è stato approfondito il tema delle evidenze scientifiche che mostrano come i bambini siano più predisposti a prendere l’infezione da coronavirus dagli adulti, piuttosto che a trasmetterla», afferma Santuccione, «non sono affatto forti vettori, come alcuni erroneamente vogliono far credere. Un dato dimostrato anche dallo studio condotto nel comune di Vo’ Euganeo e pubblicato su Nature, secondo cui la maggior parte dei bambini che abitavano in casa con adulti affetti da Covid-19 non si sono ammalati, con due tamponi risultati negativi a 15 giorni di distanza. Questo evidenzia come le scuole siano luoghi sicuri, se vengono rispettate adeguate norme di sicurezza, come quelle applicate in Svizzera e in altri Paesi dove, se si ammalano più di 3 bambini, la scuola chiude per 10 giorni al massimo. La stessa regola vale se vengono contagiati più di tre maestri in compresenza».
Più «pericolosi» sono i ragazzi intorno ai 13-14 anni «perché, già a questa età, risultano infettivi più o meno come gli adulti», spiega Santuccione ribadendo che «la scuola va tenuta aperta, anche in tempo di pandemia, con le dovute precauzioni». Il motivo è semplice. «Per uno sviluppo psico-fisico», fa presente la scienziata, «i bambini hanno bisogno di un rapporto costante con i propri pari, con i coetanei perché è lì che avviene l’apprendimento. Apprendimento e crescita si sviluppano a scuola: soprattutto nei bambini piccoli, della prima infanzia e delle elementari, avviene attraverso un “neurone specchio”, ovvero l’emulazione di chi è vicino al bambino. Se andiamo a coprire la mimica dell’insegnante che parla, il labiale, viene meno una larghissima fascia di apprendimento. Assolutamente fondamentale è, pertanto, la presenza in aula. In India ho visto fare scuola per terra, senza niente. È una questione di forma mentis, che la nostra società deve apprendere. La priorità è l’educazione, il cervello del nostro futuro», conclude Santuccione. «Con i ragazzi più grandi, che non vanno a scuola, le famiglie devono creare delle bolle sociali: un nucleo di amici ristretti che si vedono in casa, socializzano e studiano. Un patto di solidarietà tra adulti, in famiglie protette, che non si incontrano con altri soggetti. Un sistema che garantisce la socialità».
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