Sede regionale nell’area di risulta: parte la trattativa Masci-Marsilio

Il Comune pronto a cedere parte dell’ex stazione alla Regione, in cambio vuole le Naiadi e l’ex Cofa Antonelli: «Un’occasione per risolvere tre problemi». Fallita la gara per la scelta di un partner privato
PESCARA . Il Comune mette sul piatto l’area di risulta per triplicare la posta. Il futuro dell’ex stazione centrale sta diventando come una partita a poker, con l’ente guidato dal sindaco Carlo Masci che punta a sistemare in un colpo solo tre immobili strategici per la città: l’area di risulta, le Naiadi e l’ex Cofa.
Così, proprio nel giorno in cui si è conclusa, senza nemmeno un’offerta, la gara d’appalto per la scelta di un partner privato per la riqualificazione dell’ex stazione centrale, dal presidente del consiglio comunale Marcello Antonelli arriva la proposta di aprire una trattativa con la Regione, non solo per l’area di risulta, ma anche per le Naiadi e l’ex Cofa.
il piano del tre in uno La proposta del presidente del consiglio comunale arriva all’indomani della decisione delle due amministrazioni di realizzare in una parte dell’area di risulta, più precisamente in un lotto di 9mila metri quadrati adiacente a corso Vittorio e prospiciente la stazione ferroviaria centrale, il capolinea degli autobus e via Piave, una nuova sede per gli uffici regionali. Ed ecco cosa ha detto. «L’idea di ospitare il palazzo della Regione sulle aree di risulta», ha affermato Antonelli, «è una soluzione che risponde a una precisa esigenza storica e ad altrettanto precise esigenze logistiche e funzionali. Che la Regione abbia bisogno di una sede unica e che debba essere sanata una situazione di spezzettamento sul territorio pescarese è notorio ed è quindi necessario impegnarsi e procedere in tal senso, anche nell’ottica di risparmiare gli annuali esborsi milionari per gli affitti».
Da qui, le condizioni da mettere sul piatto di un’eventuale trattativa tra i due enti. «Ma vanno poste precise condizioni che rendano l’operazione un indiscutibile vantaggio per la comunità», ha fatto presente Antonelli, «è essenziale, pertanto, allargare il quadro delle valutazioni e delle decisioni a due ambiti di straordinaria rilevanza urbanistica e produttiva di proprietà della Regione, quali l’area ex Cofa e il complesso sportivo delle Naiadi».
«Si tratta, come noto», ha precisato il presidente del consiglio comunale, «di realtà altamente strategiche per lo sviluppo di Pescara e oggi abbiamo l’occasione irripetibile di risolvere tre grandi problemi in un colpo solo, con soddisfacimento di tutte le parti e creando concrete prospettive di sviluppo per l’intero territorio». «Sulle Naiadi», ha ricordato Antonelli, «peraltro, esiste già un atto di indirizzo approvato all’unanimità dal consiglio comunale per sollecitarne l’acquisizione da parte dell’ente civico». Insomma, stando alla proposta, si dovrebbe procedere ad una sorta di scambio. Il Comune cederebbe un pezzo dell’area di risulta alla Regione per fare la sede, in cambio dovrebbe ricevere le proprietà dell’impianto sportivo delle Naiadi e dell’area dell’ex Cofa.
UN ETTARO PER LA REGIONE Martedì scorso, su proposta dell’assessore regionale Quintino Liris, è stata individuata l’area in cui sorgerà la sede della Regione nella città di Pescara. Il Comune ha fatto sapere di essere disponibile a cedere una parte dell’area di risulta, ossia 9mila metri quadrati a ridosso del terminal bus, all’altezza di via Piave. «Tale ubicazione», secondo fonti dell’amministrazione comunale, «è da ritenersi strategica non soltanto per la posizione centrale che occupa, poiché è a ridosso del quadrilatero del centro, ma anche per il requisito della sostenibilità. La giunta regionale ha quindi demandato al dipartimento Risorse l’attivazione delle procedure necessarie all’acquisizione della progettazione dei lavori». Nel progetto restano, comunque, un grande parco di 7 ettari, un nuovo terminal bus, parcheggi a silos, in superficie e sotterranei per 2.500 posti auto.
fallita la gara È scaduto ieri, alle 13, il termine per la partecipazione alla gara d’appalto bandita dal Comune per la ricerca di uno o più partner privati in grado di realizzare le opere nell’area di risulta, in cambio della gestione dei parcheggi della città per 18 anni. Ma la gara, durata sei mesi, è andata deserta.

