Sedici sindaci in difesa del punto nascite di Penne

28 Novembre 2014

Inviata una petizione alla Regione: «D’Alfonso autorizzi una deroga ai tagli» La lettera: «Se il reparto fosse soppresso, la maternità di Pescara scoppierebbe»

PENNE. Sedici sindaci uniti in difesa del punto nascite dell’ospedale San Massimo di Penne. Ieri, i Comuni di Penne, Pianella, Loreto Aprutino, Collecorvino, Farindola, Montebello di Bertona, Villa Celiera, Picciano, Elice, Civitella Casanova, Carpineto della Nora, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Bisenti, Arsita e Montefino, hanno approvato e sottoscritto un documento, poi indirizzato al presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, e all’assessore alla Sanità Silvio Paolucci, in difesa del reparto. Una mobilitazione del territorio per salvare il reparto.

Il punto nascite dell’ospedale pennese, che con 311 parti all’anno nel 2013 è l’ultimo in termini strettamente numerici tra quelli operatavi sul territorio regionale, è seriamente candidato alla soppressione perché ben al di sotto dello standard dei 500 parti annui fissati nell’Accordo Stato-Regioni del 2010 ripreso nel decreto Fazio, il ministro della Salute del governo Berlusconi.

Le direttive del governo sempre più stringenti impongono alla Regione una rigorosa spending review e l’assessore Paolucci, nel corso della riunione del nuovo Comitato per il percorso nascita regionale (Cpnr), ha fatto capire che sarà necessaria una decisa riorganizzazione. Che però si scontra con le richieste dal basso.

I 16 sindaci firmatari del documento chiedono in pratica una deroga per l’ospedale di Penne al principio puramente numerico previsto dal decreto Fazio. «Tale deroga», ha spiegato il sindaco di Penne Rocco D’Alfonso, promotore dell’iniziativa di raccolta firme, «trova concreta giustificazione nel fatto che il punto nascite di Penne rappresenta un caso del tutto peculiare e non assimilabile ad altri sia sul piano dell’assetto viario e orografico del territorio vestino, sia su quello della funzionalità e dell’efficienza del servizio neonatale».

Nel documento viene spiegata anche come l’eventuale soppressione del punto nascite dell’ospedale di Penne provocherebbe un vero e proprio congestionamento del reparto maternità dell’ospedale Santo Spirito di Pescara che, nel solo 2013, ha fatto registrare una mole di ben 25.022 ricoveri e 2.036 parti, col conseguente dilatarsi dei tempi di attesa delle pazienti ed una normale perdita di efficienza del servizi. Nel territorio regionale, inoltre, con la soppressione del punto nascite di Penne, la Provincia di Pescara rimarrebbe con un solo punto nascite, troppo poco rispetto ai 4 di Chieti (Chieti, Vasto, Lanciano e Ortona) e ai 3 presenti a L’Aquila (Sulmona, L’Aquila e Avezzano) e Teramo (Sant’Omero, Teramo e Atri).

«Alla luce di questa distribuzione», ha spiegato D’Alfonso, «risulterebbe intollerabile che la Provincia di Pescara mantenesse un solo punto nascite collocato appunto nel capoluogo adriatico».

Rispetto agli anni passati, nonostante i dati non siano ancora in linea con gli standard imposti dallo Stato, il reparto nascite del San Massimo ha un trend positivo. Nel 2013 ci sono stati infatti un centinaio di parti in più rispetto al 2012 e sono aumentati del 50 per cento sia gli interventi di ginecologia specialistica che le prestazioni ambulatoriali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA