Sei mesi agli arresti per un'intercettazione sbagliata: assolto a Pescara

Il caso di Palliotti: in cella due anni fa accusato della rapina a un portavalori. "Incastrato per un’intercettazione sbagliata, hanno distrutto la mia vita"
PESCARA. «Arrestandomi, hanno distrutto la mia vita, moralmente e materialmente. Sono finito sui giornali, in televisione e anche su YouTube. E adesso, a distanza di un anno e mezzo, sono stato assolto, per quella rapina, e condannato solo per un furto, di cui mi assumo tutta la responsabilità».Massimiliano Palliotti, 35 anni, di Alanno, sventola la sentenza di assoluzione del giudice per l’udienza preliminare, Mariacarlo Sacco, che nei giorni scorsi ha messo fine a una specie di incubo. A conclusione del rito abbreviato ci tiene a far sapere che lui non c’entrava niente con la rapina da 52mila euro messa a segno il 17 giugno 2013 al portavalori in servizio al centro commerciale Mall di Villanova di Cepagatti. S
ostenevano il contrario il pm Valentina D’Agostino, che ha coordinato le indagini, e il gip Nicola Colantonio, che ha disposto l’arresto di Palliotti il 16 ottobre 2014 e di altre quattro persone, accusate di associazione per delinquere finalizzata a rapine e furti con macchine e targhe rubate, maschere e armi. La banda è stata ritenuta responsabile anche della rapina al distributore Shell di Villa Raspa, che ha fruttato 4.400 euro mentre altri due colpi sarebbero stati solo progettati e sventati da polizia e carabinieri.
Con Palliotti sono finiti a processo Roberto De Lido, Mario Di Emidio, Nicola Nocella, e Giovanni Misso ma oggi il 35enne vuole parlare solo di sé. «Sono stato 2 mesi in carcere, 4 ai domiciliari e poi sottoposto all’obbligo di firma, fino al 24 dicembre scorso. Il 2 febbraio, difeso dall’avvocato Roberto Serino, sono stato assolto dalle accuse di associazione per delinquere e rapina e condannato a un anno per il furto di un’auto, l’unica colpa che ho. Ma quel furto», sottolinea Palliotti, «è avvenuto il 25 giugno 2013, cioè dopo la rapina di cui sono stato accusato», come a dire che i due fatti non sono connessi tra loro per un presunto scambio di targhe. «Durante una perquisizione, a casa mia è stata trovata la chiave di quella Stilo, che ho restituito due giorni dopo il furto senza averla toccata. È vero, ho preso quell’auto, ma volevo solo il motore, era per me».
E la rapina? «Sono stato accusato di far parte della banda sulla base di due intercettazioni. Una è ambientale: uno degli imputati e un’altra persona (di cui non si sa il nome) parlavano di furti di targhe da apporre a un furgone per la rapina. Ma la voce che si sente non è la mia, è chiaro, anche se quell’imputato non mi ha mai discolpato.La seconda intercettazione è telefonica, e lì non si parla di pianificare rapine. Sono stato sottoposto alla prova del Dna ma le mie tracce e le mie impronte non sono state trovate da nessuna parte. Credo, quindi, che ci sia stato proprio un errore durante le indagini».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

