Semaforo via Adige, respinti 200 ricorsi

14 Aprile 2018

Sulla contravvenzione annullata dal giudice di pace, il comandante dei vigili Casale annuncia: «Il Comune farà appello»

MONTESILVANO. Duecento ricorsi vinti in un anno. Uno perso. Manca la sentenza da visionare e poi il Comune potrebbe decidere di fare opposizione anche a quello che sembra essere «solo un errore procedurale». E’ la posizione espressa da Nicolino Casale, comandante pro tempore della polizia municipale, sulla vicenda, rivelata dal Centro e destinata a costituire un precedente a livello regionale, della sentenza del giudice di pace che cancella una multa da 163 euro e restituisce 6 punti alla patente a una automobilista che lo scorso anno transitava al semaforo tra corso Umberto, incrocio con via Adige.
Era il pomeriggio del 5 febbraio 2017 e la donna, che viaggiava in direzione sud-nord , procedeva verso il centro della città ma «oltrepassava l’intersezione semaforica nonostante la lanterna proiettava luce rossa per il suo senso di marcia». Questo hanno scritto i vigili nella contestazione. La donna ha impugnato la sanzione e il giudice di pace ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Carla Tiboni.
Solo quattro secondi separano la luce gialla da quella rossa. E gli automobilisti beccati dall’inflessibile apparecchiatura, denominata Velocar Red&Speed matricola 169454, omologata con decreto del ministero dei Trasporti installata il 28 ottobre 2016, sono tra i 15 i 20mila su 35mila sanzioni elevate nell’ultimo anno.
«Secondo uno studio del Cnr», spiega il comandante dei vigili, «il giallo dovrebbe durare 3 secondi: quel semaforo è tarato per 4. E in 4 secondi una vettura procede per 50 metri».
Altra curiosità svelata dal capo dei vigili: «Il tempo del giallo ha vita a sè, non è collegato al Photored», cioè all’occhio elettronico delle infrazioni stradali che subisce «controlli annuali». Le file di pagatori di contravvenzioni non si arrestano mai alla centrale di piazza Indro Montanelli. E molti chiedono di poter visionare l’infrazione sui computer.
«A queste persone», spiega Casale, «vengono mostrate 4 foto e tre secondi di video. Immagini, queste ultime, che possono essere solo visionate, perché per legge non siamo tenuti a fornirle agli utenti». Un passaggio importante, questo. Perché, secondo la difesa legale dell’automobilista, la polizia municipale «non è stata in grado di produrre il filmato».
E dunque sarebbe mancata la «certezza dell’identificazione dell’autovettura sulla base delle sole fotografie». Ma i filmati possono essere visionati.
Dunque, dove sarebbero finiti? Secondo il comandante potrebbe stato «solo un errore procedurale. Perché i filmati li abbiamo tutti. A meno che non si sia registrato un sovraccarico del software che non ha fatto partire il video» e ne abbia impedito la temporanea visione. Vi aspettate una pioggia di ricorsi? «Nell’ultimo anno», rivela Casale, «sono stati 200 i ricorsi presentati al nostro ufficio contenziosi per semafori rossi e cambio di corsia, in prevalenza. E li abbiamo vinti tutti, finora». Tutti respinti al mittente. Un solo perso, dunque?
Il comandante precisa di «non essere ancora a conoscenza delle motivazioni della sentenza» e quindi si riserva ulteriori commenti dopo la «visione della documentazione non appena ci perverrà». Ma nel frattempo è in grado di annunciare che «qualora ci dovessero essere gli estremi, chiederemo all’ufficio legale del Comune di procedere a una eventuale opposizione alla sentenza».
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