Sempre meno imprese femminili, ma le ditte rosa sono più moderne

Una ricerca della Camera di commercio rivela: le aziende gestite dalle donne più colpite dalla crisi Il dato positivo: in crescita le attività strutturate: «Il valore aggiunto è la competenza delle dipendenti»
PESCARA. La crisi economica connessa alla pandemia scoraggia la nascita di nuove imprese. Specie quelle femminili. Altra nota dolente è la possibilità di sopravvivenza di queste ultime a cinque anni. A delineare lo scenario delle aziende in rosa è la Camera di Commercio di Chieti Pescara, che, in occasione della Giornata internazionale della donna, ha presentato una ricerca sulle due province, commissionata al Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. A illustrarla il presidente dell’ente camerale Gennaro Strever, la presidente del Comitato imprenditoria femminile, Luciana Ferrone, e il direttore del centro studi Alessandro Rinaldi.
In Italia tra il 2019 e il 2020, per via delle incertezze dovute al Covid, si è registrato il meno 21% delle nuove imprese femminili, numero che nelle province di Chieti Pescara sale al meno 25,1%. Il dato si cala in un territorio che invece è sempre stato caratterizzato da una significativa presenza di aziende di donne. Le imprese femminili di Chieti-Pescara, con 21.735 aziende registrate nel 2020, rappresentano il 26,4% del totale. Dato sopra la media nazionale del 22%. La parte del leone la gioca Chieti con il 28,6%, (terza a livello nazionale, dopo Benevento e Avellino), mentre Pescara si ferma al 23,8% (pur sempre sopra la media nazionale).
«Tra i settori di elezione per le donne che fanno impresa», spiega Rinaldi, «una forte connotazione è rivestita dall’agricoltura, con il 36,8% di incidenza sul totale e dal terziario in diverse sue declinazioni. Il settore della salute e della cura delle persone raggiunge il 45,5%, mentre il 55,6 è legato ad altri servizi. Non si può non citare il turismo con il 30,8%». Analizzando i singoli comparti a maggiore vocazione femminile, al primo posto si trovano parrucchieri e centri estetici con il 70,1%; seguiti dalle lavanderie (68,5); il commercio al dettaglio di fiori e piante (64,3); la confezione di abbigliamento (57,2); e poi le coltivazioni di uva (39), olive (38,2), cereali (38,1). Se le imprese femminili peccano spesso in digitalizzazione e innovazione, la tendenza si inverte con le aziende di giovani donne. «L’aspetto positivo di questa analisi», continua Rinaldi, «ci dice che l’imprenditoria femminile sta vedendo una crescita delle forme più strutturate, con un aumento dal 2015 di più di 100 unità delle imprese tra i 10 e i 49 addetti. Le attività condotte da donne sono più attente al welfare aziendale, aperte alla responsabilità sociale ma anche alla sostenibilità. Sono più green e danno più spazio alle competenze».
«La pandemia ha stremato la nostra economia», commenta Ferrone, «come comitato ci stiamo concentrando sulla valorizzazione della digitalizzazione, che vede le imprese femminili indietro, e sull’accesso al credito». «La Camera di commercio svolge, attraverso il comitato, un ruolo fondamentale per il potenziamento del numero di donne nei settori ad alto impatto tecnologico e per un rafforzamento strutturale e organizzativo delle imprese femminili», evidenzia Strever. «Per questo 2021, abbiamo deciso di incrementare le risorse destinate al comitato, affinché metta a frutto un programma di iniziative efficaci».
Confermate anche per il 2021 le prossime edizioni di Impresa in rosa, concorso lanciato dal Cif per premiare le storie femminili e le idee innovative. Presenti all’incontro di ieri le vincitrici 2020, Melania Chiappini, per la categoria che Storia e per la categoria che Idea, Cinzia Perinetti ed Eleonora Guidotti.

