«Senza il transito dei Tir non possiamo lavorare»

Cappelle. Ricorso collettivo al Tar di un gruppo di ditte della Val Tavo contro l’ordinanza che vieta il traffico ai mezzi pesanti sopra le 7,5 tonnellate
CAPPELLE SUL TAVO. Un ricorso collettivo al Tar per non rischiare di chiudere l’azienda o di delocalizzarla. A questo sono arrivati i titolari di un gruppo di ditte, prevalentemente di lavorazioni di inerti, che operano nel val Tavo, sui territori comunali di Collecorvino, Elice, Cappelle sul Tavo e Loreto Aprutino, tutti rappresentati e assistititi dall’avvocato Anthony Aliano, di Montesilvano.
Motivo del ricorso, il divieto di circolazione per i veicoli con massa complessiva, a pieno carico, superiore a 7,5 tonnellate, in via Regina Margherita, nel tratto stradale compreso dall’incrocio della strada provinciale 16 bis con la provinciale numero 23 (rotatoria) al crocevia della provinciale numero 15 con la 16 bis.
Si parla qui del divieto disposto dal Comune di Cappelle sul Tavo, a partire dal 15 giugno scorso, sul tratto di competenza municipale. In pratica, per motivi di sicurezza e qualità della vita nel centro abitato, l’amministrazione del sindaco Maria Felicia Maiorano Picone, ha imposto lo stop a camion e tir, fatta eccezione, naturalmente, per i mezzi pubblici. I ricorrenti – che sono i titolari delle ditte Fratelli Buccella, di Collecorvino; Inerti Valfino (Elice); Pescara Beton ( Collecorvino); Di Giampietro Roberto snc, di Cappelle sul Tavo; Autotrasporti Francesco Di Clemente e figli, (Loreto Aprutino); oltre alla ditta individuale Schiavone Massimo (Collecorvino) – rilevano che «da decenni, il tratto interessato è attraversato da mezzi pesanti. Addirittura, risulta l’unica strada percorribile». Contestano che «non vi è uno studio sul flusso dei veicoli, sul numero degli incidenti cagionato dal traffico dei mezzi pesanti. Insomma, nulla che suffraghi le motivazioni esposte» nell’ordinanza comunale.
Nel ricorso ai giudici amministrativi, si ricorda che il divieto è una «illegittima limitazione» dei beni demaniali e che inibire «il transito ai mezzi superiori a 7,5 tonnellate, omessa ogni motivazione utile a comprenderne l’utilità e l’interesse che si vuole preservare, appare sin troppo in spregio di ogni principio posto dal legislatore a garanzia del buon andamento della pubblica amministrazione».
I ricorrenti ricordano che sono titolari di imprese commerciali che necessitano del trasporto di materiale per poter continuare a svolgere la propria attività. E che alcune di loro trattano inerti. In pratica, che se si va avanti così, non potranno più garantire l’attività produttiva. «Sono convinto che con il sindaco di Cappelle» commenta l’avvocato Aliano, «sapremo, nelle more del ricorso, condividere una decisione risolutiva». (a.s.)
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